Pensieri in libertà

“Tourists don’t know where they’ve been, travelers don’t know where they’re going.” ( Paul Theroux )

Mancano pochi giorni alla partenza e onestamente più raccolgo info per questo viaggio e meno sono convinto, questi paesi mi sembrano davvero troppo turistici e tutto sommato più adatti ai backpackers degli anni 2000 ( che ormai hanno poco o nulla a che fare con quelli di qualche anno fa, quasi tutti sono dei turisti zaino in spalla, organizzatissimi, tutti lonelyplanetizzati, non fanno 10 metri senza l’i-phone, l’i-pod, e il laptop e tutto sommato sono piuttosto ricchi malgrado facciano di tutto per viaggiare come degli straccioni ) che a dei semplici viaggiatori un po’ “old school” come me. E anche volendo fare i turisti non mi sembra che offrano cose poi così meravigliose, al di là delle spiagge belle ma super inflazionate sempre affollatissime, del tempio di Angkor e dei trekking in collina tra finte tribù di donne giraffa o uomini elefante. Certo è anche vero che potrebbe essere una sfida riuscire a fare qualche itinerario un po’ alternativo in questi paesi dove alla fine tutti, ma proprio tutti, vanno negli stessi posti ( ma poi si vantano di essere stati “off the beaten path” o di essere stati i primi bianchi ad aver visto quei posti ). Per esempio in Laos il 99% dei viaggiatori apparentemente va a Vientiane, Luang Prabang, Vang Vieng, Phongsavan, le 4000 islands, prende la slow boat per il confine Thailandese e se si sentono avventurosi prenotano tramite agenzia 3 giorni di trekking al nord ( sempre alla ricerca di queste fantomatiche tribù che non conoscono l’occidente ). Comunque il Laos tutto sommato mi attira, e penso che anche la Thailandia abbia qualcosa di buono da offrire, mentre mi ispira molto meno la Cambogia, potrei anche saltarla del tutto. OK c’è questo Angkor Wat, bellissimissimoimperdibile, ma andare in un paese solo per vedere un monumento non mi interessa, vedremo se riuscirò a trovare qualche buon motivo per andarci comunque. A questo punto penso che cercherò di stare il più possibile in Myanmar ( a quanto pare pagando una multa si può stare di più dei 28 giorni del visto, quindi tenterò di starci 2 mesi ) e non escludo una puntata in India, in Indonesia o nel Borneo Malese che mi sta ronzando in testa in questi ultimi giorni ( vedremo cosa mi conviene di più e quale sarà l’ispirazione una volta sul posto ).

In ogni caso non ho ancora bene chiaro come sarà questo viaggio, non ho un vero itinerario in mente, né vedo dei posti dove devo andare per forza, insomma ci sarà molta improvvisazione. Il viaggiatore è un po’ un’artista, anche se ha un progetto in mente poi una volta arrivato deve essere in grado di modellare il viaggio a seconda degli incontri e delle situazioni che trova, deve saper sfruttare le occasioni favorevoli e anche saper rinunciare a volte alle “grandi attrazioni” turistiche. Certo non c’è nulla di male ad andare a visitare le Piramidi, il Colosseo o Machu Picchu, ma se analizzo le mie esperienze di viaggio passate non sono sicuramente le visite a questi siti quelle davvero indimenticabili. Penso che l’esperienza che ricordo più volentieri e della quale sono più fiero sia quella che ho vissuto in un villaggio tradizionale in Nepal nei primi anni 90, un luogo sperduto dove apparentemente non c’era nulla di “bello”: 2 mesi lontano da tutto e da tutti, senza elettricità né acqua corrente in mezzo a gente che non parlava la mia lingua ( ce n’erano solo un paio che parlavano un inglese artigianale ).

Viaggiare oggi è sicuramente molto più facile di come era qualche anno fa ( soprattutto in Asia ) ma continuo a pensare che ci sia spazio per tutti e che alla fine se vuoi veramente conoscere i paesi nei quali vai puoi trovare molti percorsi alternativi alle rotte dei turisti e dei backpackers ( che spesso poi coincidono ). E se vuoi fare anche l’avventuriero puoi fare anche quello, non è vero che nel mondo non c’è più nulla da scoprire. Ovviamente se ti aspetti di andare a vedere la tribù che non ha mai visto l’uomo bianco sarà difficile, se non impossibile, ma non credo che una cosa del genere farebbe di te un grande viaggiatore.

Un’ultima considerazione sul mio modo di viaggiare. Dopo aver provato il viaggio lungo più di un anno, il viaggio-vacanza di 15/30 giorni, quello classico di 6 mesi in India, i vagabondaggi da straccione in giro per l’Europa ( che però erano fantastici 20 anni fa, oggi volendo si possono anche fare ma sono ridicoli ), gli impegnativi overland in Africa e in Asia, sono giunto alla conclusione che il viaggio migliore è quello di 4/6 mesi, possibilmente in pochi paesi, senza troppi progetti o itinerari da seguire. Perché secondo me se il viaggio breve ha molti difetti e limiti anche i viaggi troppo lunghi hanno delle controindicazioni ( ho un’opinione piuttosto negativa sul sempre più popolare rtw e su viaggi di questo genere ), si rischia di entrare in una routine del viaggiatore, che è migliore di quella dell’operaio di fabbrica ma è pur sempre una cosa ripetitiva in grado di smorzare sempre più il tuo entusiasmo e la tua voglia di scoprire posti nuovi e persone interessanti. Inoltre un altro pericolo è quello di diventare più un collezionista di visti e bandierine ( tipo questi http://www.mosttraveledpeople.com/ ) che un vero viaggiatore che va all’esplorazione del mondo e di se stesso ( quanta gente noiosa si incontra nelle guesthouse che prima ancora di presentarsi ti recita litanie interminabili di “io sono stato qui, io sono stato là…” ). Se poi cerchi “l’impresa” del giro del mondo bè… arrivi con almeno 20 anni di ritardo. C’è già un sacco di gente che l’ha fatto non solo in aereo, ma a piedi, in moto, in vespa, in bici, in mongolfiera, in triciclo, in 5 o 10 o 15 anni… Quindi la cosa migliore dal mio punto di vista è avere una base ( che sia in Italia, in Brasile o a Bali è la stessa cosa ) dove ci si guadagna da vivere in qualche modo e poi da lì si parte a seconda dell’ispirazione. Vivere per dei periodi all’estero non vuol dire essere in viaggio, sono due cose distinte, anche se qualche “guru” sostiene il contrario per poter dire di essere “in viaggio” da anni. Non ho mai creduto a questi viaggiatori mitologici che partono con 100 euro e vivono viaggiando per anni. O c’hai un bel conto in banca oppure viaggi per qualche mese e poi devi fermarti in qualche paese occidentale a lavorare, cioè a fare più o meno la stessa vita che faresti nel tuo paese.

E oltre alla durata per me oggi è fondamentale anche la componente “spirituale” del viaggio ( d’altronde sono o non sono un vagabondo del dharma? ), per questo viaggio sempre da solo e sono affascinato da luoghi solitari e poco frequentati. Ovviamente l’Asia è da sempre il continente della spiritualità e del misticismo ed è per questo che è la mia meta preferita. Penso che confrontarsi con persone che negli anni 2000 rifiutano il modello materialista occidentale e cercano di migliorarsi cercando la vera natura del proprio sé sia forse il modo migliore per cercare di comprendere, almeno in parte, i misteri della vita.

“Come il contadino incanala l’acqua, come il fabbro raddrizza le sue frecce, come il falegname lavora il legno, così il saggio lavora se stesso “

Un documentario da non perdere per chi ama veramente la musica rock