Betlemme, Palestina

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Un viaggio in Israele senza andare anche in Palestina secondo me ha poco senso, quindi dopo un paio di settimane a Gerusalemme prendo il bus alla porta di Damasco e in mezz’ora o poco più sono davanti al muro della discordia. Non ci sono controlli in uscita, passi i tornelli e sei a Betlemme. Per arrivare all’ostello devo fare un bel pezzo a piedi, quindi ho subito modo di dare un’occhiata in giro, vedere qualche murales, osservare la gente. La prima impressione è positiva, è il medio oriente classico, con un’atmosfera esotica molto diversa da quella che si respira a Gerusalemme che è a pochi chilometri.

L’ostello è un po’ sgarrupato, sembra un grande garage ( quello maschile, l’altro per le donne è accettabile ), ma c’è un viavai di bella gente strana ( tra i quali: una bella ragazza argentina con strampalate idee di estrema sinistra che parla italiano, tre amici francesi uno di origini senegalesi e un altro di origini afgane che sono stati fermati per 12 ore all’aeroporto di Tel Aviv prima di entrare, due strani anglo-indiani simil hipster che non ho capito che cazzo ci facessero da quelle parti, un simpatico spagnolo partito 6 mesi prima per un viaggio di anni senza uno straccio di progetto ) e il tizio che lo gestisce è un attivista molto simpatico e tosto, fa anche la guida turistica e organizza trekking. Ha quel tipico sguardo fiero di chi sa ciò che vuole e ha saldi principi. Si è imparato l’inglese, poi anche il polacco e quindi ha iniziato a fare la guida e ha aperto l’ostello. Ha dovuto accantonare un po’ la politica perché se sei troppo attivo finisci in galera o comunque non ti fanno fare niente. Con lui e gli altri ospiti ho avuto modo di passare qualche bella serata a discutere in modo approfondito della situazione di Betlemme e della Palestina in generale. Da queste parti si parla spesso di politica e i palestinesi ci tengono molto a raccontare le loro storie agli stranieri di passaggio. Come tutte le guerre anche questa si combatte con le armi ma anche con la propaganda, e quello che arriva da noi spesso è una storia distorta se non proprio non veritiera. Anche gli altri viaggiatori indipendenti che si incontrano sono spesso gente impegnata politicamente, volontari, attivisti di sinistra, no global, aspiranti rivoluzionari.

Betlemme è una città abbastanza carina, con un bel centro storico e pittoresche periferie con le caratteristiche case palestinesi di blocchi di pietra che si perdono tra le brulle colline. E’ antichissima, già all’epoca della nascita di Gesù esisteva da oltre un millennio. Fino a pochi decenni fa era una città a maggioranza cristiana ma molti se ne sono andati appena hanno potuto ( per i cristiani era più facile emigrare in Europa o in Sudamerica ), e ora è una tipica città araba palestinese, i musulmani sono circa il 75%.

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La vita è difficile da queste parti. Betlemme è una delle poche città della Palestina sotto il completo controllo delle autorità Palestinesi ma i militari e i servizi segreti israeliani possono entrare quando vogliono se lo ritengono necessario ( e purtroppo accade spesso ). Molti in occidente pensano che la Cisgiordania sia praticamente uno Stato palestinese ma non è affatto così: solo una piccola parte ( in pratica 5 o 6 città e i dintorni ) è sotto il controllo dell’ANP ( e teoricamente vietata ai civili ebrei ), mentre tutto il resto è di fatto controllato dalle autorità israeliane. Ci sono anche circa 500 mila coloni israeliani che ci vivono ( di fatto illegalmente, contro i trattati internazionali ) in zone recintate e superprotette dai militari. E’ una delle questioni chiave del conflitto, insieme a quella di Gerusalemme, ma è evidente che questi coloni non se ne andranno mai e saranno difesi con le armi se necessario, quindi la soluzione dei due Stati per il momento è totalmente irrealistica. Molti palestinesi qui non hanno in pratica nessun vero diritto e possono essere messi in galera anche al minimo sospetto di terrorismo o anche per semplici proteste di piazza ( e anche se sono minorenni, come nel caso recente della ragazzina Ahed Tamimi, diventata famosa per aver schiaffeggiato i militari israeliani ). Da viaggiatore mi ha intristito molto incontrare giovani brillanti con tanta voglia di fare e di vedere il mondo costretti a smettere di sognare perché non hanno la possibilità di muoversi.

Le principali attrazioni turistiche di Betlemme sono due: la Basilica della Natività e il muro con i famosi graffiti, tra i quali uno o due sono di Banksy ( anche se quelli più noti non sono sul muro, o sono delle copie ).

La Basilica è piuttosto strana, è enorme ma da fuori non fa una bella impressione, sembra uno strano mix di edifici costruiti uno sull’altro in varie epoche. Non c’è una facciata  né un vero ingresso, bisogna entrare da una piccola porticina ( la porta dell’umiltà ) alta poco più di un metro. In ogni caso è la chiesa cristiana più antica al mondo, sempre in funzione dal quarto secolo, quando l’Imperatore Costantino dichiarò il cristianesimo religione ufficiale dell’Impero Romano. In realtà è stata ricostruita e restaurata varie volte ( c’era un restauro in corso anche ora, finanziato anche da aziende italiane ) e non c’è moltissimo rimasto della struttura originale. Anche qui come nella Chiesa del Santo Sepolcro a Gerusalemme vige lo status quo, un accordo per la gestione tra cattolici e ortodossi, con questi ultimi che gestiscono sia la chiesa principale che la grotta della Natività. Attorno alla piazza della Basilica ci sono vari falafel stands e piccoli ristorantini che stranamente hanno prezzi onesti ( considerando che è un posto straturistico, una specie di Piazza San Marco palestinese ), quindi vale la pena fermarsi, soprattutto per l’hummus che è spettacolare.

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porta dell’umiltà

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Il muro è diventato una vera e propria meta di pellegrinaggi e visite guidate, soprattutto la parte vicino all’ormai celebre Walled Off Hotel ( che è anche un museo ), voluto da Banksy. Vicino all’hotel si possono anche comprare stencil e bombolette e lasciare un proprio murale.

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Banksy ha creato una dozzina di opere sparse qua e là per Betlemme ma almeno la metà sono andate perse o sono state cancellate ( l’ultima su una porta della basilica è durata pochi giorni ). Sul muro credo ci sia solo l’ultima, quella dei due angeli che cercano di aprire una breccia con il piede di porco. Vicino al muro c’è la colomba della pace col giubbotto antiproiettile ( veramente molto bella ) e la bambina che perquisisce il soldato israeliano, che è stata “requisita” da una famiglia che ci ha costruito intorno un negozietto, l’ha messa dietro un orrendo plexiglass e chiede di acquistare qualcosa se si vuole vederla.

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In realtà l’opera più famosa di Banksy a Betlemme, diventata negli anni un vero e proprio simbolo della lotta palestinese, si trova in periferia su un muro di un distributore ( bisogna andare sul retro per vederla ). E’ il celebre ragazzo che tira il mazzo di fiori, ed è veramente grande, sarà alta tipo 4 o 5 metri. E’ un’immagine potente che colpisce molto. Ce n’è poi un’altra molto famosa difficile da trovare ( l’angelo che lascia cadere i cuori ), ma è sbiadita e non è sicuro al 100% che sia proprio di Banksy.

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Non certo turistico ma molto meritevole di una visita è senza dubbio il campo profughi di Dheisheh, il più grande di tutta la Palestina. Non è proprio un classico campo profughi di quelli con tende e baracche, ormai è un quartiere della città, ma comunque ci vivono i più poveri e emarginati, gli ultimi tra gli ultimi che hanno ancora meno diritti degli altri. Molti di questi sono profughi da decenni, in pratica da quando furono cacciati dalle loro case dagli Israeliani. Ci sono spesso incursioni ( di solito di notte ) dei reparti speciali dell’esercito israeliano in cerca di potenziali terroristi, attivisti o gente che fa propaganda. Si può imparare molto di più qui sulla questione Palestinese che leggendo 1000 articoli sui giornali occidentali. Alcune famiglie offrono anche alloggio agli stranieri ( credo siano anche su airbnb ), può essere un’ottima opzione per chi è realmente interessato ad approfondire o a fermarsi per fare volontariato.

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dheisheh

Betlemme è anche ottima ( decisamente migliore di Ramallah secondo me ) come base per visitare il resto della Palestina, che è piccola e si può girare senza problemi con i servees ( minibus collettivi, ci sono anche in Israele ma si chiamano sherut ). Molti la visitano con tour giornalieri da Gerusalemme ( magari abbinata ad Hebron ), ma secondo me è meglio fermarsi qualche giorno, ne vale la pena.