Puri: i tempi dell’hippie trail sono finiti…

puri

Fino a una decina di anni fa o poco piu’, Puri era forse la città indiana tra quelle legate all’hippie trail ( per i più giovani che non sanno cosa sia o per quelli che credono di essere i primi a fare viaggi tra l’Europa e l’Asia e viceversa consiglio QUESTO interessante articolo ) che era cambiata di meno, e molti hippie capelloni si fermavano volentieri per lunghi periodi, attratti dal clima mite dei mesi invernali e soprattutto dalla droga che circolava liberamente. Poi il cambiamento e’ arrivato anche qui: gli hippie si sono quasi estinti e gli indiani ( soprattutto i bengalesi ) l’hanno consacrata come località turistica di prima categoria ideale anche per i matrimoni, che nella stagione propizia vengono celebrati a centinaia. Ormai anche il vecchio “ghetto” degli hippie, attorno alla celebre CT road, e’ stato invaso da grupponi di vacanzieri indiani e gli stranieri sono sempre di meno, soprattutto vecchi nostalgici sopra i quaranta e qualche gruppetto di backpackers curiosi abbastanza perplessi dal posto diventato ormai piuttosto anonimo e dall’assenza della connessione wi-fi.

Quando la vidi la prima volta, quasi vent’anni fa, mi sembrò davvero un luogo dove il tempo si era fermato agli anni settanta: dopo due giorni eri amico di tutti e ti sentivi parte di una comunità, nei ristoranti giravano quantità industriali di ogni droga e incontravi la gente più strana proveniente da ogni parte del mondo. Ce n’erano alcuni veramente fuori di testa, poeti, musicisti, puttane, santoni, ex-militari, spacciatori… viaggiatori che ormai non si incontrano più: oggi quasi tutti i giovani backpackers sembrano fatti con uno stampino, difficile incontrarne qualcuno che si distingua dagli altri.

puri

puri,orissa

Puri comunque non e’ mai stato un “bel posto”.  La spiaggia e’ troppo larga, sporca e spoglia e il mare non ha certo un colore invitante.  La città non ha particolari attrattive, a parte il tempio di Jagannath che pero’ e’ vietato ai non induisti. C’e’ qualche parte della città vecchia che può avere un certo fascino, soprattutto dopo il tramonto,  ma non e’ certo paragonabile a quella di Varanasi o di Lahore.  Qui c’era però qualcosa che in altri posti mancava, un’atmosfera particolare, una magia, che finita quell’epoca se n’e’ andata per sempre. A me e’ piaciuta anche adesso, ma probabilmente più per i bei ricordi e per qualche bizzarro personaggio della “vecchia guardia” ( in particolare un cinquantenne mezzo tossico francese simpaticissimo ) che soggiornava nella mia guesthouse e con il quale ho passato qualche bella serata a ricordare i bei tempi.

puri

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In ogni caso Puri, oltre ad essere un buon posto dove rifornirsi di erba, può essere un’ottima base per visitare altre cose piu’ interessanti dell’Orissa, come i territori tribali ( che ho gia’ ampiamente descritto nei post precedenti ), la citta’ di Bhubaneshwar e il famoso Tempio del Sole di Konark. Bhubaneshwar l’avevo già vista e non mi aveva lasciato una buona impressione, mi sembrò una città molto squallida e decadente, con templi di indubbio valore artistico in condizioni pessime  e gente tutt’altro che amichevole. Quest’anno ho deciso di dare alla città un’altra occasione, anche perché volevo visitare il festival dei tribali che si svolgeva in quei giorni. La città e’ senza dubbio rimasta squallida, sporca e deprimente ma i templi sono sicuramente in migliori condizioni, almeno quelli più importanti. Certo camminando nella città vecchia è difficile credere che questa nell’antichità era una delle più belle città indiane ( e forse del mondo ) con oltre 7000 templi, giardini e palazzi meravigliosi. Purtroppo anche qui nel grande tempio Lingaraja si ostinano a vietare l’ingresso ai non induisti: credo che con l’apertura del Tempio d’Oro di Varanasi sia ormai giunto il momento di garantire l’accesso di tutti i templi indiani a chiunque lo desideri, qualunque sia la sua razza o il suo credo religioso.

bhubaneshwar

bhubaneshwar

Il festival dei tribali si e’ rivelato abbastanza deludente, anche perché mancava la componente essenziale: i tribali. C’era un villaggio con le capanne dei vari gruppi e un mercatino che non aveva nulla a che fare con gli haat tradizionali che ho avuto modo di apprezzare tra i villaggi del sud dell’Orissa. Gli unici tribali erano i danzatori che animavano il programma serale, ma in generale mi sono sembrati più dei gruppi folkloristici, dei performers, ben abituati ad esibirsi in pubblico. In più queste danze serali erano spalmate in due settimane, quindi per vedere qualcosa dei vari gruppi bisognava fermarsi a Bhubaneshwar molti giorni, una cosa che non consiglierei a nessuno.

bhubaneshwar,adivasi mela

Il Tempio del Sole di Konark dedicato al Dio Surya e’ uno dei monumenti più famosi dell’India e giustamente e’ stato dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità dall’Unesco. E’ stato costruito durante il regno del Re Narashimadeva I ( 1238-64 ) e rappresenta il Dio del Sole Surya che guida un gigantesco carro con 24 ruote, che rappresentano le ore del giorno, trainato da 7 cavalli che rappresentano i pianeti del sistema solare.

Cercando info in rete mi sono imbattuto in un paio di blog dove dei tizi consigliavano di non entrare nel tempio, risparmiando così “l’oltraggioso” biglietto di ben 250 rupie ( poco più di 3 euro… ), visto che si può vedere anche da fuori. Questi tizi sono ovviamente degli idioti, i soliti backpackers che pensano di essere “più viaggiatori” degli altri perché sanno risparmiare una manciata di rupie quando non ce n’e’ assolutamente bisogno. E’ vero che il tempio si può vedere anche da fuori, ma ciò che rende questo monumento unico non e’ certo la struttura ( che tra l’altro ha subito vari crolli, tra i quali quello del Sikhara principale ) ma le sculture e i bassorilievi, soprattutto quelli erotici, che ovviamente possono essere apprezzati solo se osservati a distanza ravvicinata. Praticamente tutto il tempio è completamente decorato con enormi pannelli che rappresentano vicende divine e umane, con dettagli veramente straordinari: queste decorazioni sono sicuramente da considerare tra i massimi esempi dell’arte indiana.

konark

konark

konark

C’erano moltissimi turisti indiani da ogni parte dell’India ma io ero l’unico straniero: come spesso accade in questi casi ho dovuto farmi fotografare con molti di loro, chissà cosa se ne fanno di tutte queste foto…