L’arrivo nello Yunnan: Kunming, Dali e Lijiang

lijiang

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kunming

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Lo Yunnan lo sentivo nominare da altri viaggiatori da almeno 20 anni, quindi ero piuttosto curioso di vedere se le storie che avevo sentito in questi anni erano vere e se e quanto era cambiato in questo periodo di grandi cambiamenti per la Cina. Per farmi il lungo viaggio in treno tra Kaili e Kunming decido di prendere l’hard seat, la classe più popolare, un po’ per risparmiare qualcosa ( i treni cinesi non sono così economici come quelli indiani ) e un po’ per passare del tempo con i cinesi “normali”, quelli che vanno al lavoro o a scuola o a trovare la fidanzata. Fortunatamente i posti non sono poi così hard ( un po’ piccoli ma sono tipo dei sedili di autobus ) e durante le 12 ore di viaggio incontrerò qualche cinese che parlava un minimo di inglese per far conversazione. Un ragazzo dello Hunan mi racconta un po’ la sua vita: ha provato a fare varie cose ma in Cina è dura, c’è moltissima competizione in tutti campi, e quindi ora è diretto a Lijiang a fare il barista in un caffè. Gli chiedo cosa pensa dell’Europa e mi dice che immagina che la gente sia molto libera. E ovviamente vorrebbe avere facebook e youtube.

Kunming è una città molto grande e moderna, ma non è la tipica metropoli cinese invivibile. C’è un inquinamento relativamente accettabile, un efficientissimo sistema di trasporto pubblico ( in particolare la nuovissima metro, ma è molto facile anche girare in autobus, che in genere costa solo 1 yuan massimo 2 ) e molte zone sono veramente “a misura d’uomo”, con bei parchi e tutte le comodità che si possono trovare in una qualsiasi città occidentale. Non mancano i soliti megacantieri, in centro c’è in costruzione un enorme complesso residenziale che avrà uno dei grattacieli più alti della Cina ( sui 600 metri mi pare ). All’ora di punta e in centro nei weekend c’è moltissima gente in giro, ma siamo ben lontani dagli affollamenti impossibili di altre città cinesi. Ci sono tantissimi motorini elettrici, che sono anche abbastanza pericolosi per il distratto viaggiatore di passaggio perché rispettano pochissimo il codice della strada. In genere Kunming viene venduta come “città dell’eterna primavera”, ma quando ci sono stato io faceva un gran freddo, soprattutto al mattino i primi giorni.
A causa di lungaggini burocratiche ( rinnovo visto cinese e visto del Vietnam ) ci ho passato una decina di giorni e posso dire di essermi trovato bene, anche se dal punto di vista puramente “turistico” non è che la città abbia molto da offrire. A parte il cibo ovviamente, che è davvero ottimo ( e c’è anche una certa tradizione vegetariana, anche se ormai a questo punto ero ormai in grado di spiegare cosa volevo anche nei ristoranti normali ). Non è la classica metropoli cinese anche perché la gente è diversa: è vero che ci sono molti immigrati han da altre regioni ma il grosso della popolazione è un mix di varie minoranze che vanno dagli Hani ( gli Akha della Thailandia o del Laos ) ai Birmani fino ad arrivare agli Hui, i musulmani cinesi.
Mi sono piaciute tre cose in particolare:
il tempio Yuantong, che è il più grande e probabilmente il più bel tempio buddista dell’intero Yunnan. Quasi troppo perfetto per essere vero, in realtà è molto frequentato dai buddhisti locali. Ci sono stato 3 volte e c’era sempre un sacco di gente, ma comunque resta una bella oasi di pace e serenità nel cuore della città.

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il parco Green Lake: in tutta la città e nell’area metropolitana ci sono molti parchi ma questo è il più frequentato, soprattutto in inverno perché arrivano a svernare dalla Siberia i gabbiani dal becco rosso che sono stati “adottati” dai cittadini e tutti vanno a fotografarli ( o meglio a farsi a fotografare ). Sia al mattino che la sera c’è sempre gente che fa qualcosa, tai chi, kung fu, balli, musica… Nei giorni a cavallo del capodanno c’erano ogni sera centinaia di persone che indossavano i vari abiti tradizionali e si riunivano per ballare, cantare, fare concerti con gli strumenti tradizionali cinesi. Il bello è che non era una cosa organizzata dall’amministrazione ( come ad esempio a Dongfeng Square nel centro della città ) ma era tutto molto spontaneo. Un’occasione davvero fantastica per conoscere meglio la gente e la cultura di questa affascinante regione della Cina. Un pomeriggio ho anche fatto amicizia con un fisico locale che mi ha fatto fare un bel giro della città.

il quartiere dei venditori di tè all’ingrosso: Volevo comprare un paio di “pizze” del famoso pu’er tea, ma ero abbastanza certo che nei mercati per turisti del centro mi avrebbero tirato un pacco, quindi ho chiesto un po’ in giro e ho scoperto che in periferia c’era un quartiere dove si vendeva il tè all’ingrosso ma in alcuni negozi era possibile acquistarlo anche al dettaglio. Ci sono moltissimi negozi uno più bello dell’altro, con stupendi tavoli da tè e infinite varietà di tè anche preziosissimo. Molti sono più che contenti di farti assaggiare il tè nel loro negozio, anche se poi non compri nulla. Se c’è una cosa nella quale i cinesi sono veramente espertissimi, più di ogni altro popolo ( inglesi compresi ), è proprio il tè. E non lo puoi bere come cazzo di pare, c’è un preciso rituale da seguire, una cosa molto affascinante che potresti osservare per ore, soprattutto se al tavolo da tè c’è una bella ragazza bai o naxi.

In ogni caso dovendo aspettare il rinnovo del visto per molti giorni, decido di andare per una settimana a visitare le famose città del Nord-Est e a fare il trek del Tiger Leaping Gorge ( che descriverò in un altro post a parte ). Queste città sono le più turistiche dello Yunnan e sono anche quelle più frequentate da viaggiatori stranieri ( ma non nel periodo invernale, alla fine ne incontrerò pochissimi e addirittura nessuno durante il trek ). Lijiang è un posto abbastanza assurdo, ma secondo me merita senza dubbio di essere visto. Non tanto per la città in sé che è anche bella ma molto finta, il più classico “parco a tema” cinese, che esiste solo in funzione del turismo, ma piuttosto perché è molto interessante e divertente osservare i turisti cinesi che arrivano da ogni parte del paese. In tutta franchezza la prima impressione, dal punto di vista di un occidentale, è che siano tutti dei bambinoni in gita scolastica ( per non dire di peggio ). Tra gli affascinanti vicoli in ciottolato della città vecchia si vedono le cose più assurde: dalle coppie di fidanzati o di amici vestiti esattamente allo stesso modo ai gruppi di giovani con i cappelli da cow boy o con le orecchie da coniglietta illuminate, dai turisti che prendono lezioni di bongo fino a quelli che fanno i girotondi la sera.

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La provincia di Lijiang è il centro più importante della cultura Naxi, un gruppo etnico molto interessante che discende da popolazioni nomadi del Nord della Cina e che parla una lingua appartenente ai gruppi tibeto-birmani. Stranamente anche nella città vecchia e nei dintorni si possono incontrare dei “veri” Naxi ( non quelli pagati per fare spettacoli o semplicemente per dare un tocco “tradizionale” alla città e per farsi fotografare coi turisti ) con l’abito tipico che fanno la loro vita normale senza preoccuparsi troppo dei turisti. Gli edifici invece sono quasi tutti delle repliche e adibiti ad uso hotel o negozio. A meno che non ci siano davvero troppi turisti ( nei mesi estivi e durante le festività cinesi ), quando immagino che diventi un posto quasi impossibile da visitare, è una città comunque gradevole, molto fotogenica e anche romantica. Due o tre giorni magari inframmezzati da qualche escursione nei dintorni senza dubbio li vale.

Old Dali ( Gucheng ) è decisamente più vivibile, è vero che anche lì si rischia spesso di essere travolti da megagrupponi di turisti cinesi ( girano con delle guide vestite con l’abito tradizionale Bai che descrivono le varie attrazioni della città con un microfono ), ma c’è spazio sufficiente per farsi belle camminate o giri in bicicletta sia nel centro dentro le mura che nei dintorni. Poi in genere questi turisti stanno in hotel nella New Dali ( Xiaguan ), quindi la sera la città è abbastanza tranquilla. In più ci sono dei mercati tradizionali molto interessanti nei vari villaggi sulle colline o in riva al lago. Il paesaggio è molto bello, da una parte uno sfondo di belle montagne ( le Cangshan, che svettano ad oltre 4000 metri ), dall’altra il lago Erhai e intorno risaie e campi di grano.

dali

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Questa città fino a pochi anni fa era considerata una specie di “paradiso dei backpackers”, c’erano le tipiche guesthouse, i caffè, i ristorantini economici e soprattutto l’erba buona venduta dalle donne dei villaggi vicini. Una specie di Pokhara della Cina. Molti si fermavano a lungo, quindi si era fatta un certo nome come posto “figo” e si era creato un buon feeling tra stranieri e locali. Poi sono iniziati ad arrivare in massa i turisti organizzati cinesi, la polizia ha fermato la libera vendita dell’erba e la città è diventata molto meno appetibile per i viaggiatori in cerca di quelle atmosfere, ormai quasi scomparse ( ma i caffè “bohemien” da cazzeggio ci sono ancora ). Purtroppo anche qui c’è stata un’assurda ristrutturazione della città e ormai quasi tutto è stato rinnovato, anche se qualche bella casa tradizionale quasi intatta c’è ancora. Un vero peccato perché l’architettura Bai è molto particolare e affascinante.
Come detto ci sono molti mercati interessanti in zona, io ho deciso di evitare quello “classico” dei grupponi ( Shaping ) e di andare invece a quello quasi sconosciuto di Yousuo, che non solo è più grande ma è anche molto più interessante perché ci vanno un po’ tutti i tribali dei vari gruppi e soprattutto perché raramente si vede qualche laowai ( infatti non ne incontrerò nemmeno uno in tutta la mattinata ). Per arrivarci bisogna prendere un autobus localissimo insieme ai contadini locali con grossi cesti di ortaggi e anatre e poi camminare per qualche centinaio di metri. Tutto molto interessante, coloratissimo, con le “solite” cose strane cinesi in vendita e molte donne con i vari abiti tradizionali e bei cappelli di paglia.

Dali sarà anche stata invasa dai turisti cinesi e non sarà più il paradiso dei backpackers ( e forse in quel caso forse non mi sarebbe piaciuta ) ma resta un posto molto tranquillo da “vacanza dal viaggio”, dove fermarsi una o due settimane a far nulla. Mi ci sono trovato molto bene e ci tornerei volentieri, se dovessi passare di nuovo in zona.