Isaan 2015

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La Thailandia viene spesso criticata perché troppo turistica: molti dicono che ovunque tu vada trovi sempre un sacco di stranieri, che viaggiare è troppo facile e che ci si sposta solo con tour o bus turistici insieme a orde di turisti e backpackers. Bè, non voglio dire che questo non sia vero in certe zone del Paese, ma in realtà ci sono anche intere regioni piuttosto grandi dove raramente si incontrano turisti stranieri e dove si può viaggiare tranquillamente con mezzi pubblici tra i thailandesi. Anzi, rispetto a Paesi vicini come Cambogia o Vietnam secondo me la Thailandia offre molto di più a chi vuole uscire dalle rotte classiche più battute e vedere qualcosa di diverso dalle solite cose. Una delle zone ideali dove andare a cercare una Thailandia realmente genuina è senza dubbio l’Isaan: ci sono stato due volte e l’ho sempre trovato molto bello, tranquillo e praticamente ignorato dai turisti stranieri. Perfino a Khorat, che è la terza città della Thailandia, non incontrai nessun straniero in vari giorni di permanenza.

E’ una regione prevalentemente rurale ma qualcosa di interessante oltre alle risaie c’è, basta saper cercare e aver voglia di conoscere una Thailandia diversa da quella delle isole del Sud e delle attrazioni classiche. Non ci sono spiagge, donne dal collo lungo o tigri da accarezzare, ma nemmeno tutto il circo turistico legato a queste cose. Sono posti sicuramente non adatti a chi pensa che viaggiare sia fare una collezione di attrazioni famose: chi invece pensa che sia andare alla scoperta di altre culture e di luoghi poco conosciuti e non sfruttati ci può trovare molti spunti interessanti. Sì, c’è qualche problema con la lingua perché quasi nessuno parla inglese, ma comunque la gente è sempre molto gentile e disponibile.

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Mukdahan, la città sul Mekong che si trova di fronte a Savannakhet, non vincerà certo mai premi per la bellezza dell’architettura o per la vivacità della vita notturna, ma è una città carina dove è piacevole fermarsi per un paio di giorni. C’è un bel lungo fiume ( più bello e pulito di quello di Savannakhet ) con mercato indocinese, ottimo cibo di strada thai-laotiano-vietnamita ( con abbondanza di peperoncini piccantissimi e insetti di ogni tipo ), atmosfera molto rilassata non molto diversa da quella del Laos. Ma basta fare pochi chilometri fuori dalla città e ci si ritrova in mezzo a pittoresche campagne e vere e proprie giungle quasi incontaminate. A circa 20 km c’è un parco molto bello e selvaggio ( Phu Pha Thoep National Park ) dove ci sono stranissime formazioni rocciose che sembrano dei funghi e una natura incontaminata spettacolare. Ci sono andato con una bici da ciclista professionista perché il tizio del negozio ( gentilissimo ) non aveva una MTB o una bici normale da noleggiare, ma è stata lo stesso un’escursione molto faticosa a causa del caldo e dell’altissima umidità nel parco,  però veramente appagante. Sono i posti che piacciono a me: zero turisti ( c’era solo una scolaresca e un monaco che è sbucato dal nulla ), natura bellissima, silenzio, panorami eccezionali. L’itinerario principale del parco non è segnalato benissimo e in qualche punto può venire il dubbio di essersi persi ma è molto bello e interessante. In pratica il centro del parco è un grande altopiano roccioso in mezzo ad una fitta giungla. Le formazioni rocciose psichedeliche sono vicino all’ingresso, poi si può continuare verso  alcuni viewpoints e una cascata ( che però non c’è nella stagione secca ) dove si può trovare anche una grotta sacra con vari Buddha.

Ubon Ratchathani, la capitale dell’omonima provincia incastonata tra Thailandia, Laos e Cambogia è decisamente più attraente di Mukdahan, anche se l’atmosfera molto rilassata è simile. Qui gli stranieri sono meno rari ma pochi si fermano più di qualche ora, in viaggio verso Bangkok o verso Pakse in Laos. E’ una città che fu fondata da immigrati laotiani, dove c’è sempre stato un grande scambio di culture e dove è abbastanza normale sentir parlare altre lingue oltre al thai. E’ abbastanza grande ma il centro, che si è sviluppato vicino al fiume Mun, è piuttosto piccolo e si gira tranquillamente a piedi. Io ho preferito però fermarmi vicino alla stazione dei treni sull’altra parte del fiume dove c’è qualche buon albergo economico e un bel borgo molto caratteristico con il suo bel mercato, i suoi ristorantini tipici e tanta gente simpatica. C’è comunque un ottimo servizio di songtao colorati che ti portano ovunque in città per soli 10 bath.

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Fa molto caldo, c’è più attività rispetto alle città del Laos ma nelle ore centrali del giorno tutto rallenta vistosamente.  La gente è abbastanza conosciuta per essere molto gentile e amichevole, anche nel contesto della Thailandia, e per quello che visto non posso far altro che confermarlo.

Per molti è la vera capitale della cucina tipica dell’Isaan ( purtroppo poco vegetariana ma qualcosa si trova, se si riesce a spiegare a gesti quello che si vuole e che il pollo è comunque carne  o a trovare i rari ristoranti vegetariani ), ma si può trovare un po’ di tutto, Vietnamita, Thai, Khmer, Cinese, Italiano… E’ veramente un ottimo posto per chi vuole sperimentare la cucina tradizionale di questa parte del Sud Est Asiatico. Ci sono anche dei bar veramente belli lungo il fiume, con ottima musica anche dal vivo e cameriere molto carine, molto frequentati la sera.

E’ anche una città molto nota come centro spirituale buddhista, ci sono moltissimi templi sia in città che nei dintorni e in effetti si respira un’atmosfera molto serena. Grazie ad alcuni monaci asceti famosi che sono vissuti in questi templi si è fatta una discreta fama anche fuori dalla Thailandia e quindi c’è un certo giro di spiritualisti e aspiranti monaci occidentali che vengono ad imparare tecniche di meditazione o a fare ritiri spirituali. I templi dal punto di vista architettonico non sono nulla di eccezionale, sono quasi tutti abbastanza moderni e anonimi, un po’ kitsch come è normale da queste parti.

E poi, per raggiungere Bangkok, puoi gustarti tutto l’Isaan meridionale dal finestrino di un bel treno: terza classe, of course, tra gente che mangia polli allo spiedo con lo stecco o sgranocchia grilli e larve, pittoreschi e rumorosi ambulanti che vendono un po’ di tutto e improbabili conversazioni in lingue sconosciute. Molti descrivono questi viaggi in terza classe come delle avventure o come degli incubi, ma in realtà per chi è abituato alle scomodità asiatiche non sono male per viaggiare di giorno, scomodi ma secondo me sono meglio di un qualsiasi viaggio in bus turistici con aria condizionata sparata a palla.