Hampi, 12 anni dopo…

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Hampi, Karnataka

Devo essere onesto, prima di arrivare qui ad Hampi mi ero gia’ preparato psicologicamente ad una delusione, a quella sensazione poco piacevole che si ha spesso quando si viaggia in posti ancora turisticamente vergini e si ritorna poi molti anni dopo. Ma invece la delusione non c’e’ stata, Hampi e’ si’ parecchio diversa ma ancora godibilissima, un posto molto, molto shanti. Il villaggio quasi moribondo di contadini e pastori che ricordavo si e’ trasformato in un vitale ritrovo di viaggiatori e turisti, le guesthouse si sono moltiplicate, gli internet cafe sono spuntati come funghi, i ristoranti servono cibo per tutti i gusti ( anche discreta cucina italiana ) e i negozietti vendono un po’ tutto quello che puo’ interessare ai viaggiatori dell’India.

C’e’ un po’ della Thamel di Kathmandu di qualche anno fa ( che poi c’e’ dappertutto, quello fu davvero il primo quartiere dell’Asia dove si capi’ cosa offrire e in che modo ai viaggiatori occidentali ), c’e’ sicuramente l’influenza della non lontana Goa e c’e’ anche un po’ della Laxman Jhula di Rishikesh. Malgrado la stagione sia gia’ ben avviata ( mi dicono che a Goa c’e’ il pienone ) non c’e’ pero’ moltissima gente e i ristoranti, ad eccezione di alcuni “alla moda” ( carissimi perche’ probabilmente citati nella famigerata lonely planet ), sono spesso desolatamente vuoti.

Non mi sembra pero’ un posto dove fare acquisti ( certo ci sono cose carine e una borsa o una maglietta ci stanno ), tutto e’ decisamente molto caro, spesso 2 o 3 volte di piu’ del normale standard indiano. Un’ora di internet costa addirittura 60 rupie, contro le 15/20 delle citta’. Per fortuna, contrattando con decisione, sono riuscito a trovare una stanza decente ad un prezzo ragionevole, 120 rupie ( circa 2 euri ).

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In ogni caso questo boom turistico si e’ limitato alla piccola area attorno al tempio e basta camminare 5 minuti e come per incanto Hampi ritorna ad essere quella di 12 anni fa, quella che e’ sempre stata. I templi sono per lo piu’ deserti e abbandonati, il fiume si attraversa ancora con quelle bizzarre imbarcazioni a forma di mezza noce di cocco, il toro monolitico e’ sempre al suo posto, le scimmie sono dispettose come sempre e c’e’ addirittura, identico, lo stesso chai shop dove comprai un egregio cilum di terracotta da un vecchio ( adesso dev’esserci il figlio ) che poi gettai per una promessa nel Gange a Benares.

Hampi per me e’ un luogo speciale , un posto dove ci si puo’ dimenticare di tutto ed essere se’ stessi, essere semplicemente cio’ che si e’ sempre stati. Ed e’ ovviamente anche un luogo bellissimo e unico al mondo, che puo’ offrire paesaggi mozzafiato di rara bellezza. Ci sono cose che ricordano altri posti ( il Southwest americano, l’Australia, la Grecia, il Centro America ) ma nel suo insieme e’ assolutamente originale e stupefacente, con un’aura magica che sicuramente non si puo’ trovare altrove.

Ho notato con piacere che qui ad Hampi i (molti ) soldi dei turisti vengono investiti in manutenzioni, restauri e scavi. I monumenti piu’ importanti sono in ottimo stato e ci sono molti lavori in corso. In un paese dove spesso si intascano questi danari senza poi fare nulla e lasciando le cose andare in rovina, questo e’ sicuramente un esempio da imitare. Pero’ i miei posti preferiti sono i templi abbandonati, dove non ci va nessuno e dove si puo’ gustare il fascino misterioso di questo luogo senza tempo.

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Certo ho trovato anche cose che non mi piacciono in questa “new Hampi”: ci sono un po’ troppi seccatori e dei bambini mendicanti che non hanno ragione di esistere in un villaggio come questo; molti commercianti fanno i furbi e cercano di tirare pacchi o tarocchi; e’ stato concesso ai veicoli di entrare nel villaggio, che secondo me doveva restare un’area pedonale; c’e’ una fastidiosa mafia dei riscio’, che ti vieta addirittura di prendere i riscio’ collettivi ( “only for indian people”…assurdo! Io ho evitato accuratamente di dare soldi a questa gente e ho sempre girato a piedi e quando sono dovuto andare ad Hospet ho preso l’autobus ).

Oggi ho passato tutto il giorno da Baba Cesare, dove c’e’ stato un continuo, colorito, viavai di gente che veniva a rendere omaggio al Baba, molto rispettato e venerato come un sant’uomo. Ad un certo punto sono arrivati almeno 15 sadhu tutti in una volta, e’ stato davvero uno dei momenti piu’ belli di questo viaggio. Dopo un po’ e’ arrivato anche un gruppo di turisti russi ( che contrasto coi baba… ) portato da una guida, che ha lasciato pasta, olio e un pezzo di charas per il Baba Cesare. Con il Baba c’e’ anche un ragazzo italiano, Enzo, molto simpatico ( ma un po’ sfortunato, si e’ preso la malaria due volte in due mesi ) e secondo me pronto anche lui per fare il baba a tempo pieno. E’ appena tornato da Kathmandu dove e’ andato a fare un nuovo visto per l’India. L’ashram e’ molto bello e molto piu’ organizzato di quanto mi aspettassi, c’e’ anche il telefono. E’ stato un incontro bellissimo, ho parlato poco, cercando di comunicare coi presenti attraverso l’eterno linguaggio del silenzio.

SITARAM!

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