Due giorni sull’Irrawaddy

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( Myanmar )

Una delle cose più classiche da fare quando si va in Birmania è un viaggio in barca sul maestoso fiume Irrawaddy, che è uno dei simboli di questo paese e anche una delle sue fonti di ricchezza. La maggior parte delle persone fa questo viaggio tra Bagan e Mandalay, che però è diventato una specie di “crociera” turistica, tra l’altro in un tratto del fiume nemmeno troppo interessante. Certo se si ha tempo c’è la possibilità di prendere il ferry locale e fare un viaggio meno turistico, ma piuttosto lungo e noioso.

Io comunque volevo visitare anche il nord del paese e quindi ho deciso di fare questo viaggio con la vecchia nave passeggeri ( bè nave… diciamo una bagnarola… ) che fa il tratto Myitkyina-Mandalay in circa tre giorni di navigazione. Pensandoci bene però tre giorni sul ponte in una barca ( le cabine costavano veramente troppo rispetto ai posti sul ponte ) sono una mezza palla, quindi alla fine decido di farmi in due giorni il tratto Bhamo-Kyauk Myaung ( che si pronuncia ciao miao… ) che mi è sembrato una via di mezzo accettabile.

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Per raggiungere il Pier di Bhamo bisogna prendere il solito tuc-tuc, e ovviamente come da copione il tipo cerca di fregarmi cercando di farmi pagare qualcosa tipo il triplo del prezzo reale. Ne nasce la solita simpatica discussione, che sfocia quasi in una mezza rissa quando si aggiungono altri tre tipi norvegesi ( o svedesi? ) e un canadese. Non ci sono altri mezzi in giro quindi accetto di pagare solo il doppio del prezzo normale, perché siamo già in ritardo.

Sul ponte della barca c’è una variopinta umanità, la maggior parte delle persone sono birmani ma ci sono anche una dozzina di viaggiatori stranieri, purtroppo tutt’altro che simpatici. Sono quasi tutti americani e fanno parte della categoria di viaggiatori che apprezzo di meno, quelli che si sentono “speciali” perché viaggiano ed espertissimi di qualunque paese hanno visitato, anche se magari ci hanno passato solo una settimana. In più c’è un canadese che racconta delle balle clamorose, quando ad un certo punto ha iniziato con una storia del tipo: “questo viaggio mi ricorda qualcosa di simile che ho vissuto in Africa, quando mi imbarcai dal Sudan per Zanzibar su un cargo battente bandiera…” sembrava veramente quel famoso personaggio di Verdone, ho dovuto trattenermi per non ridergli in faccia.

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Il primo giorno di viaggio è il più bello, soprattutto il tratto tra Bhamo e Katha e il tramonto. La notte fa piuttosto freddo ma fortunatamente meno del previsto, e riuscirò a farmi senza troppi problemi 4/5 ore di sonno. Ovviamente sono il meno organizzato di tutti: gli altri hanno sacchi a peli tecnici, materassini e coperte, oltre a viveri per un viaggio di una settimana. Io una felpa e due lunghi da usare come coperta, una bottiglia d’acqua, due pacchetti di patatine e dei biscotti. Ma comunque c’è una specie di mensa sulla barca, non peggiore di tanti ristoranti dove ho mangiato  in giro per il paese.

Il secondo giorno è abbastanza noioso, il paesaggio è piuttosto monotono, e quando nel primo pomeriggio arriviamo a Kyauk Myaung sono più che felice di salutare la compagnia e scendere dalla barca.

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Info utili:

Biglietto ferry da Bhamo a Kyauk Myaung: 9 dollari