Moreh…ma cosa m’e’ venuto in mente?

moreh

Kalimpong, West Bengal, India

Quando viaggio seguo spesso delle sensazioni, delle intuizioni, delle ispirazioni, e scelgo di andare a vedere dei posti magari solo perché mi dice qualcosa il nome della città o perché ho letto qualcosa su internet che mi ha colpito. Debbo ammettere che quasi sempre queste scelte si sono rivelate ottime, e mi hanno permesso negli anni di conoscere parecchi luoghi molto belli e incontaminati dal turismo. Alcune volte pero’ ci sono stati anche dei flop colossali, com’è stato il caso di Moreh, una sconosciuta città del Manipur che si trova sul confine tra India e Myanmar e che in un futuro non molto prossimo dovrebbe diventare la porta dell’India verso il Sud Est Asiatico, grazie ad un progetto di superstrada che la collegerebbe a Mae Sot, in Thailandia. L’idea era nata da un post di un blog che avevo letto, che descriveva la possibilità di raggiungere Moreh e quindi ottenere un visto giornaliero per andare a vedere il grande mercato birmano di Tamu che si trova a 5 km al di la’ del confine. Il tizio parlava di molte difficoltà per raggiungere il confine, ma a me era sembrata la solita esagerazione di chi vuole vantarsi di essere stato in un posto pericoloso. In realtà questa parte del Manipur e’ realmente molto pericolosa e la situazione si e’ rivelata anche peggiore di quella descritta dal blogger: dopo una tranquilla ora di viaggio sono iniziate le soste ai vari check point, gli interrogatori, le perquisizioni e le lunghe telefonate ai superiori. Alcuni di questi militari veramente non avevano mai visto uno straniero da quelle parti ne’ avevano mai avuto in mano un passaporto europeo, quindi non sapevano che fare. In ogni caso dopo ben 6 posti di blocco riesco miracolosamente ad arrivare a Moreh, dove pero’ mi aspetta un interrogatorio di quasi un’ora alla caserma della polizia locale, dove mi spengono ogni entusiasmo dicendomi che per gli stranieri non e’ possibile ottenere il visto birmano provvisorio. Il primo sbirro e’ stranamente troppo gentile, probabilmente si aspetta l’offerta di una tangente, ma poi arriva il suo capo che e’ il classico cafone potente indiano e a quel punto ne ho davvero abbastanza, gli dico che me ne vado l’indomani mattina e mi lasciano andare. La tangente comunque non l’avrei mai pagata, mercati birmani ne ho visti parecchi e questo non credo sia uno dei più interessanti ( e’ più che altro un mercato all’ingrosso per gli indiani che vengono a rifornirsi di roba cinese e thai ), anche se era un’occasione per vedere una zona della Birmania che solo una manciata di stranieri hanno visto. Moreh e’ una città veramente squallida e deprimente, e mentre vado in cerca di un lodge, scortato da un poliziotto, mi sorge inevitabile la domanda:”ma che cazzo avevo in testa quando ho deciso di venire in questo buco?”.

moreh

Fortunatamente il ritorno e’ stato molto piu’ tranquillo e anzi quasi divertente. Ho potuto godermi il paesaggio, che e’ straordinariamente bello e selvaggio, e ho condiviso il viaggio con dei tipi a dir poco strani di un villaggio della zona di Senapati. Questi personaggi a quanto pare non avevano mai visto un occidentale “dal vivo” e mi hanno fatto le domande piu’ strane, oltre ad aver preteso delle foto con il cellulare ( anche l’autista di Imphal che qualche straniero immagino l’abbia visto ). Quello che era seduto accanto a me ha perfino voluto che parlassi al telefono con la figlia che studia a Delhi ( evidentemente piu’ esperta in materia di stranieri ). Mah, questi indiani del Manipur sono proprio strani…