Berastagi e i due vulcani

medan

medan

( Sumatra, Indonesia )

Indonesia! In Thailandia e in Malesia ho ricaricato le pile e sono pronto ad affrontare questa ultima parte di viaggio nell’isola di Sumatra e soprattutto non vedo l’ora di salire uno dei tanti vulcani. Sulla rete si legge tutto e il contrario di tutto su questa isola e sui suoi abitanti: si va dal “fantastica” al “in Indonesia c’e’ di molto meglio”, dal “gente onesta e ospitale” al “e’ pieno di ladri, touts e attaccabottone”, dal “ci sono spiagge meravigliose” al “il mare non e’ niente di speciale”, dal “molto selvaggia” al “piuttosto turistica” e quindi onestamente non so cosa aspettarmi. In realtà il problema è che molti di quelli che pontificano in rete sull’Indonesia non la conoscono affatto ( per me ci vogliono MINIMO 4/5 viaggi in varie isole – e non a Bali – solo per iniziare ad avere un’opinione e poter dare giudizi su questo Paese molto complesso ), ma si sa, questa è l’epoca dell’approssimazione e ormai tutti sono esperti di tutto.

Il mio progetto era quello di attraversare il mitico Stretto di Malacca ( quello dei pirati ) con il ferry boat, ma al porto di Penang scopro che questo servizio non esiste più ( malgrado qualche diffusore di bufale in rete sostenga il contrario ), probabilmente ormai quasi tutti prendevano i voli low-cost airasia e non c’era più un guadagno. Prendo quindi l’aereo e in un’ora o poco più mi ritrovo nel centro di Medan ( in questa città l’aeroporto è davvero a due passi dal centro ), un altro mondo rispetto alla moderna Penang. Questa città è una metropoli piuttosto brutta, incasinatissima e molto inquinata, e viene in genere usata dai viaggiatori solo come base temporanea per poi andare da qualche altra parte. C’è di peggio comunque, e se si ha tempo ci si può fermare anche un paio di giorni per “acclimatarsi” ai ritmi di vita indonesiani.

In ogni caso quasi tutti cercano di scappare da Medan prima possibile, e le due destinazioni più logiche sono il parco di Bukit Lawang e Berastagi. Io ho deciso di non andare nel primo ( perché più avanti vorrei andare in quello del Gunung Lauser ) e quindi mi dirigo senza indugi verso Berastagi, che è una piccola cittadina che si trova nel cuore delle verdissime Karo Highlands, tra i due vulcani Sibayak e Sinabung. Mi fermo alla bella Wisma Sibayak guesthouse, dove c’è un simpatico ambiente di viaggiatori e la possibilità di organizzare varie escursioni, con o senza guide. Io ovviamente farò tutto da solo, e alla fine posso dire che una guida può servire solo per la salita del Sinabung, e solo nel caso di gente inesperta. La città a prima vista non sembra granché interessante, è la classica “one street town” asiatica ( città che si sviluppa su una strada principale ) con un paio di piccoli mercati, qualche ristorante e una manciata di guesthouse, ma basta farsi una camminata nei dintorni per scoprire che siamo nel cuore di un verdissimo altopiano, dove cresce ogni genere di ben di Dio tropicale ( in particolare i frutti della passione, i più buoni che abbia mai assaggiato ) e dove la gente è gentile e simpatica. I due vulcani sono entrambi attivi e dominano severi e minacciosi il panorama.

berastagi

berastagi, chiesa di san francesco

Questa è la terra dei Karo Batak, che tra i vari gruppi di nativi dell’isola ( il termine Batak fu coniato dai Malay per indicare tutte le popolazioni indigene non musulmane ) sono quelli che hanno conservato meglio le loro usanze e tradizioni. La maggior parte sono cristiani protestanti ma in realtà molti continuano a praticare anche l’animismo tradizionale, mischiato a credenze prese da varie religioni, dall’induismo al buddhismo. Questa zona di Sumatra era considerata il “Cuore di Tenebra” dell’Asia: fin dai tempi di Marco Polo ( che visitò l’isola nel 1292 ) giravano storie agghiaccianti sui rituali batak, che prevedevano banchetti a base in carne umana e calici di sangue, e che furono confermate nei secoli successivi dai colonialisti olandesi. Fortunatamente queste usanze furono abbandonate nell’800, e oggi i Karo sono persone estremamente gentili ed educate. La società Karo è divisa in clan, chiamati marga, e ognuno di questi ha regole, usanze e compiti diversi. Oltre al bahasa indonesia parlano il karonese, che è simile ad altre lingue Batak ma non facilmente comprensibile per gli altri gruppi, e sono ottimi agricoltori. Infatti grazie ad un clima particolarmente favorevole, al terreno vulcanico molto fertile, e alle conoscenze portate dagli europei, sono riusciti a sfruttare le caratteristiche di questo altopiano e a far diventare questa zona una delle più ricche e prospere dell’isola.

La guesthouse è gestita da delle simpatiche donne Batak, che cucinano bene e sono prodighe di consigli utili per le escursioni in zona. In più la mia stanza mi piace e decido quindi di fermarmi in città per qualche giorno e vedere più cose possibile. Direi che ci sono almeno quattro escursioni che meritano di essere segnalate:

Vulcano Sibayak: questa è l’escursione classica della zona, quasi tutti quelli che visitano Berastagi salgono questo vulcano ( tempo permettendo, piove molto da queste parti ) sia per la facilità dell’itinerario che per la bellezza del cratere e del panorama dalla cima. E’ un’escursione adatta a tutti che non richiede particolare esperienza né allenamento. Si può volendo partire dalla guesthouse ( come ho fatto io ) oppure prendere un minibus verde ( Kama ) che ti porta fino all’ingresso del parco. Una volta pagato il biglietto si prosegue per la strada fino a raggiungere uno spiazzo, dove bisogna stare attenti a prendere un sentiero che sale sulla sinistra. Il panorama a questo punto si apre su tutto l’altopiano e sull’altro vulcano, mentre si inizia a sentire odore di zolfo e a vedere in lontananza le fumarole del nostro Sibayak. In breve si raggiunge il cratere del vulcano, che si può aggirare fino a raggiungere la vera cima, dalla quale si può godere di un superbo panorama. Dopo aver esplorato con calma il vulcano si segue il sentiero che scende ripido verso Semangat Gunung village ( qualche tratto un po’ scivoloso ) dove è d’obbligo una sosta alle sorgenti calde per un’ora di relax nelle vasche e una buona bintang gelata. Quindi si raggiunge un baracchino che funge da stazione dove si può aspettare il minibus per tornare a Berastagi.

vulcano sibayak

vulcano sibayak

vulcano sibayak

Vulcano Sinabung: questo vulcano si trova a circa un’ora da Berastagi ed è più alto e decisamente più impressionante del Sibayak, anche se la salita richiede sicuramente più impegno ed esperienza di salite in montagna. A Berastagi cercano di scoraggiare chiunque voglia salire il vulcano senza guide, raccontando storie di tipi che si sono persi o che sono morti, ma onestamente io non ho visto nessuna particolare difficoltà che possa sconsigliare la salita a chi sa il fatto suo. Nelle Alpi muore gente di continuo, anche sulle montagne più stupide, ma ciò non significa che sia pericoloso salirle. L’unica vera difficoltà potrebbe essere un improvviso temporale, che potrebbe rendere viscido il punto più difficile, ma anche in quel caso l’escursionista esperto saprebbe cosa fare. Il punto di partenza è il lago Kawar e l’omonimo villaggio, che si può raggiungere con un opelet diretto dalla stazione di Berastagi. Consiglio di prendere il primo disponibile alle 7.30 perché è fondamentale arrivare in cima al vulcano prima di mezzogiorno, visto che quasi ogni giorno in tarda mattinata la vetta viene avvolta dalle nuvole e quindi oltre a perdersi il bel panorama si rischia anche di affrontare la discesa su terreno viscido. Una soluzione ancora migliore, se si ha una tenda, è raggiungere il lago la sera prima e campeggiare nel bel prato. Prima di entrare nel villaggio, si prende la strada sulla sinistra ( indicazioni Sinabung, prima del portale ) che si percorre fino a raggiungere un ristorante, dopo il quale si svolta a sinistra ( freccia ) e ci si incammina sulla strada sterrata. Dopo circa un centinaio di metri bisogna stare molto attenti a dei paletti conficcati nel terreno e ad un ometto ( mia creazione… ) che ci indicano un sentiero che si inoltra tra i campi nella giungla. Nel dubbio è meglio chiedere a un contadino. Dopo qualche minuto spuntano dei nastri biancorossi legati a dei rami che ci confermano che siamo sul giusto sentiero. A questo punto è praticamente impossibile perdersi e saliamo senza troppe difficoltà tra la vegetazione lussureggiante fino a raggiungere una ripida colata di lava che rappresenta il punto chiave dell’itinerario. In realtà stiamo parlando di pochi passaggi attorno al primo grado che in condizioni normali non costituiscono alcun problema per l’escursionista esperto. Si approda quindi sul bordo della grande caldera dalla quale si apre una bellissima vista in ogni direzione. Ci vuole circa un’ora per esplorare il vulcano, si può volendo anche scendere al cratere. Il Sinabung ha eruttato nel 2010 dopo circa 400 anni di inattività, e ci sono ancora delle grosse voragini che espellono alte colonne di gas. Quando sono andato a Lingga mi hanno mostrato le suggestive foto dell’eruzione, con la colonna di fumo che ha raggiunto i 5 chilometri di altezza, e del villaggio completamente sommerso dalle polveri. Si scende per lo stesso itinerario di salita, quindi una volta raggiunto il lago si può andare a bersi una bintang al bar e aspettare uno dei rari opelet. Io sono riuscito a farmi dare un passaggio da un tizio con la moto fino ad un incrocio dal quale poi è facile trovare un minibus per Berastagi.

vulcano sinabung

vulcano sinabung

kawar lake

lago kawar

Cascata Sipiso Piso: una delle più belle cascate che abbia mai visto, sia per la location straordinaria tra verdissime pianure e il Lago Toba che per l’impressionante salto di oltre 120 metri. Ci sono andato una domenica e c’erano molte famiglie e gruppi di ragazzi ( tutti molto simpatici, si sono sprecate le strette di mano e le foto col cellulare ), alcuni hanno anche sfidato il poderoso getto d’acqua e si sono fatti il bagno nella pozza. Non c’era nessun turista straniero, apparentemente il posto non è molto frequentato dai viaggiatori, malgrado sia citato in un trafiletto nella LP. In ogni caso è abbastanza facile arrivarci, basta prendere il minibus per Kabanjahe ( ne parte uno ogni 5 minuti, si può aspettare di fronte alla guesthouse ), poi quello per Pematang Siantar e farsi mollare a Merek che dista circa 20 km. Quindi si può contrattare con i becak per farsi portare alla cascata, che dista 4/5 km dal centro di Merek ( che è un buon posto per acquistare il tuak, il vino di palma, l’unico alcolico con un prezzo ragionevole in Indonesia ). Si paga un risibile biglietto ( tipo 2000 rupie se ricordo bene ) e quindi si scende sul bordo della vallata dove si apre splendida la vista sulla cascata e sul lago Toba. Si può infine seguire un suggestivo sentiero che a serpentine ci porta giù fino alla base della cascata.

cascata sipiso piso

lago toba

cascata sipiso piso

cascata sipiso piso

cascata sipiso piso

cascata sipiso piso

Lingga: purtroppo ( o per fortuna a seconda dei punti di vista ) i Karo Batak dopo la conversione al cristianesimo si sono “occidentalizzati” e ormai sono pochi i villaggi rimasti dove si può vedere ancora qualcosa di tradizionale. E’ un peccato perché erano molto bravi a costruire pittoresche case tradizionali/longhouse con arditi tetti di paglia a punta, decorate con intriganti disegni tribali. Da questo punto di vista sono molto più interessanti i villaggi Batak del lago Toba, anche se l’architettura è un po’ diversa. Il villaggio più noto dove si può osservare ancora qualcosa di vagamente tradizionale nell’area di Berastagi è Lingga, che si trova a circa una quindicina di km e si può raggiungere in una mezz’ora cambiando l’opelet a Kabanjahe. E’ un bel villaggio con una decina di case tradizionali, alcune ancora abitate e in buono stato, la più vecchia risale a 250 anni fa. Malgrado sia abbastanza frequentato da turisti si è mantenuto abbastanza genuino, non è il classico villaggio “finto”, che sembra il set di un film, e gli abitanti non sembrano troppo interessati al turismo e sono indaffarati nelle loro attività quotidiane legate all’agricoltura. L’attrazione principale è la casa del Re, che ospitava circa dieci famiglie ed è decorata da bei disegni e colori sgargianti. Nel villaggio c’è una guida molto simpatica con la quale si può fare una chiacchierata e farsi spiegare qualcosa della vita e delle usanze dei Karo Batak, sa anche qualche frase in italiano.

lingga

lingga

lingga

Info utili:

Aereo Airasia Penang-Medan: 32 euro

Becak aeroporto-centro Medan: 20.000 ( ignorare i tassisti fuori dall’aeroporto e andare verso il distributore di fronte dove ci sono parcheggiati i moto-taxi )

Zakia Hotel: 40000 la singola, molto meno bettola di come viene descritto e con vista notevole sulla moschea dalla terrazza.

Per andare a Berastagi: opelet 41 rosso per Padang Bulah ( 5000 rs ) – Bus Sutra blu ( 10000 rs, 2 ore )

Stanza con terrazza al Wisma Sibayak: 50000 rs