Majuli Island, l’isola dello spirito

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majuli island

( Assam, India )

Il viaggio in bus tra Tezpur e Jorhat è bellissimo, si attraversano varie piantagioni da tè e una parte del Parco di Kaziranga, forse l’attrazione più famosa del Nord Est dell’India. Ad un certo punto vedo in lontananza sul lato della strada una jeep parcheggiata e dei tizi che fotografano un grosso animale: è un rinoceronte! Non me l’aspettavo, è stato veramente un incontro straordinario.

A Jorhat perdo un sacco di tempo per capire come arrivare all’isola di Majuli, ci sono molti tuc tuccari disonesti, e alla fine prendo anche la barca sbagliata ( una bagnarola carica all’inverosimile di gente e merci ) e arrivo in una zona dell’isola dove non va nessuno e non c’è nulla per viaggiatori. Mi trovo quindi su una spiaggia in mezzo al nulla, senza sapere dove sono ( ovviamente non ho nessuna mappa dell’isola ) e nessuno parla inglese.  E’ troppo tardi per raggiungere Garamur ( il villaggio principale ), quindi decido di fermarmi per la notte a Bungaon dove c’è una guesthouse a gestione familiare. La gente del villaggio è simpatica e amichevole, e malgrado le difficoltà con la lingua riesco almeno a capire dove sono e come raggiungere Garamur la mattina seguente. Il tizio della locanda insiste per farmi vedere un film di Bollywood in hindi, che non ho mai sopportato, ma fortunatamente dopo un po’ va via l’elettricità e posso tornarmene in camera a leggermi un buon libro a lume di candela.

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L’atmosfera che si percepisce nell’isola è abbastanza particolare, si ha la sensazione di essere lontanissimi dal mondo “reale”. E’ davvero un’oasi spirituale, qui il mondo occidentale basato sull’egoismo, sul materialismo, sullo sfruttamento dei più deboli e sulla violenza sembra appartenere ad un altro pianeta, abitato da un’altra razza umana.

Majuli è l’isola fluviale più grande del mondo e per molto tempo è stata una delle capitali culturali dell’Assam. E’ lunga circa 90 km e ogni anno viene in parte allagata e cambia forma a causa dei monsoni. Ci sono 23 villaggi di 3 gruppi etnici diversi: assamesi, deori e mishing. Gli assamesi sono in genere identificati come i discendenti degli Ahom, quindi hanno i tratti somatici del Sud-Est Asiatico e parlano assamese. I deori sono un gruppo molto interessante e dovrebbero essere i primi abitanti di questa parte dell’India. In realtà non si sa moltissimo di questo gruppo tribale, hanno antiche tradizioni, parlano una loro lingua incomprensibile e praticano un’antica religione. I mishing dovrebbero appartenere ai gruppi etnici tibeto-birmani e vengono dall’Arunachal Pradesh. Anche loro sono un gruppo abbastanza misterioso e vivono seguendo antichissimi codici etici tribali, malgrado ormai quasi tutti si siano convertiti all’induismo.

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L’isola è uno dei centri più interessanti per conoscere meglio la religione Neo-Vaishnavita che è stata determinante nello sviluppo di questa parte dell’Assam. Questa religione, che in realtà è una specie di “riforma” dell’induismo antico, nacque attorno al 1500, un’epoca di grande decadenza sia materiale che spirituale. In quel periodo si praticavano prevalentemente il Vaishnavismo, il Shivaismo e la Shakti, e da quest’ultima si erano originate varie sette che non disdegnavano rituali che prevedevano anche sacrifici umani. In questo contesto Srimanta Sankaradeva iniziò la sua attività di riforma fondando il Neo-Vaishnavismo, che mirava ad essere non solo una religione ma anche un codice etico e morale, uno stile di vita, che avrebbe dovuto riunire i vari gruppi etnici dell’Assam. Sankaradeva indicò un solo Dio ( Krishna ) da adorare secondo la forma rituale prescritta dai Purana ( sravan/kirtan, canti e danze ), accessibile a tutti senza distinzioni di casta o sesso. Questo movimento faceva parte di quello più ampio chiamato Bhakti ma si differenziava soprattutto perché non prevedeva l’adorazione della forma femminile della Divinità ( in questo caso Radha ) o di idoli. Nacquero così molte satras ( monasteri ) dove i monaci iniziavano i fedeli e davano istruzioni su come progredire spiritualmente e socialmente. Lo scopo principale del Neo-Vaishnavismo era quello di rendere la Divinità accessibile a tutti, e di accettare tutti ( anche animali e piante ) come parte della creazione divina. E’ la religione dell’amore universale: lo spirito divino che è presente in noi è presente anche in tutte le forme viventi.

Questa strana isola è anche famosa come oasi naturalistica, c’è un particolare ecosistema che favorisce moltissime varietà e specie di flora e fauna, soprattutto gli uccelli che la utilizzano come base per le loro migrazioni.

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La mattina seguente riesco quindi a trovare un sumo per Garamur, l’unica località vagamente turistica dell’isola, e una volta arrivato vado in cerca di una guesthouse. Mi consigliano la Maison de Ananda ( “la dimora della beatitudine” ) e in effetti è molto bella, una grande capanna costruita in stile tradizionale. La sera si può cenare con la famiglia che prepara ottimi thali assamesi. Nella guesthouse ci sono ben 5 backpackers, quelli classici che viaggiano zaino in spalla con la guida lonely planet e il computer apple ( che qui serve a ben poco, l’elettricità e internet vanno a singhiozzo, il wi-fi non sanno nemmeno cosa sia ), sono i primi che incontro dopo più di 2 mesi in questa parte dell’India. In ogni caso sono simpatici, in particolare faccio amicizia con un americano del Delaware ( che è sorpreso quando gli dico che so dov’è, anche se non ricordo la capitale, Dover, ma il tizio mi dice che non la conoscono nemmeno molti americani ) che sta per andare nel Nagaland e ha una fidanzata indiana a Delhi.

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La cosa più bella da fare a Majuli è andare in giro in bicicletta a visitare piccoli villaggi tradizionali ( quelli mishing sono bellissimi ) e alcune delle 22 satras rimaste delle 65 originali. Tutti sono molto amichevoli e sorridenti e in molti villaggi si ha veramente la sensazione di trovarsi tra amici. Nelle satras c’è un’atmosfera di pace e serenità veramente coinvolgente, tutti sono ben accetti e sono luoghi particolarmente adatti alla meditazione. Questi monasteri sono abbastanza strani e molto diversi da altri luoghi sacri dell’India: al centro c’è un edificio spoglio all’interno, che può ricordare un capannone industriale, con in fondo un semplice altare. Intorno ci sono le celle dei monaci, uffici e altri edifici adibiti a varie funzioni. In genere c’è molto silenzio, a meno che non si arrivi quando i monaci eseguono il kirtan. La più grande e famosa è la Auniati Satra, che si trova ad una decina di chilometri da Garamur, anche se io ho preferito quella di Kamalabari.

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Info utili:

-Bus Tezpur-Jorhat: 100 r, 3 ore
-Stazione bus-centro: tuc-tuc collettivo, 10 r
-Bus centro-Nimati ghat: 15 r, 30 min
-Barca per Majuli: 20 r
-Guesthouse a Bungaon: 100 r
-Sumo Bungaon-Garamur: 20 r
-Maison de Ananda a Garamur: 200 r dormitorio da 3 ma ero da solo