V.I.P. a Kailashahar

khailashahar

unakoti

( Tripura, India )

Dopo una breve sosta nella caotica ( e sporchissima ) Silchar, anonimo centro amministrativo e commerciale dell’Assam del Sud ( dove pero’ si mangia benissimo, come del resto in tutto l’Assam, malgrado usino dei peperoncini micidiali ), inizio una nuova avventura nel Tripura, piccolo stato molto tradizionale indu’ ovviamente diversissimo da quelli che ho visitato finora qui nel Nord Est dell’India. Viaggiare tra questi stati e’ veramente come visitare nazioni diverse: ogni volta che attraversi il confine ti trovi tra gente completamente diversa, che parla un’altra lingua, venera altre divinita’, abita villaggi e citta’ diversissime… Il Tripura a prima vista sembra l’India “classica”: donne che indossano sarees colorati, riscio’ wallahs nelle citta’, cani randagi e mucche nelle strade, templi indu’, thali e poori nei ristoranti. Ma e’ un’India molto piu’ tradizionale, da un certo punto di vista qui il tempo sembra essersi fermato: e’ il “vero” Bengala, incontaminato dalla modernita’ che sta invadendo Calcutta e la parte Occidentale di questa affascinante regione dell’India. La storia recente del Tripura in realta’ e’ stata segnata da grandi cambiamenti, non legati al progresso pero’, ma soprattutto al grande flusso di persone causato dalla partizione tra India e Pakistan dell’Est ( poi diventato Bangladesh ). Il Tripura prima dell’Indipendenza dell’India era un piccolo principato abitato quasi esclusivamente da tribali ( principalmente dell’etnia tripuri ), dove malgrado gli sforzi di sovrani illuminati che abolirono la schiavitu’ e la sati ( l’immolazione della vedova nella pira funebre del marito ) e che furono mecenati del famoso poeta indiano Tagore, la popolazione viveva in pieno medioevo. Negli anni successivi alla creazione del Pakistan dell’Est milioni di bengali si riversarono negli stati vicini, il West Bengal, l’Assam e il Tripura, e quest’ultimo in breve divenne una specie di piccolo “East Bengal”, visto che la popolazione tribale divento’ un’esigua minoranza rispetto ai bengali, che oggi rappresentano l’80% dell’intera popolazione.

kailashahar

Lo ammetto, dopo la gentilezza e l’ospitalità al limite del surreale degli abitanti del Nagaland, del Manipur e del Mizoram, mi aspettavo un brusco ritorno all’India “vera”, con persone meno amichevoli e dove nulla era gratuito, ma invece fortunatamente mi sbagliavo. Il Tripura è senza dubbio uno stato più povero, dove la gente è meno istruita e dove la privacy è un concetto sconosciuto, ma le persone anche qui sono molto disponibili e ospitali, anche se lo dimostrano in maniera diversa. E nemmeno qui, come praticamente in tutto il Nord Est, ti vedono come il classico “pollo da spennare”. Perfino i tizi dei risciò quasi sempre ti chiedono il prezzo onesto, quello che pagano i locali, e non c’è bisogno di perdersi in lunghe contrattazioni. Invece di andare subito ad Agartala, come fanno i pochi viaggiatori che vengono in questo paese, decido di fermarmi prima a Kailashahar, città poco conosciuta del Nord del paese che si trova esattamente sul confine con il Bangladesh. Appena arrivo alla stazione trovo subito un tizio che mi offre un passaggio per il centro: sarà la prima cortesia di una lunga serie. Una volta sistemato nella guesthouse più economica tra le due della città vado all’esplorazione del posto, in cerca di qualche informazione sulle “attrazioni” della zona. Stavolta comunque sono più informato del solito: su internet ho trovato varie cose sul Tripura e so per esempio che vicino a Kailashahar c’è un importante sito archeologico e centro di pellegrinaggio, che dovrebbe trovarsi ad una decina di chilometri. Mentre cammino nel centro vengo raggiunto da un certo Rahul, che è un negoziante e si propone di farmi da guida. “Only because I like foreigners!” ( solo perchè mi piacciono gli stranieri ), ci tiene a precisare. Inizialmente non mi ispira molta fiducia, mi sembra più un mezzo tout che un negoziante, e provo subito scaricarlo, ma alla fine si rivelerà utilissimo e fondamentalmente una brava persona, solo un po’ strana e invadente. In ogni caso grazie a Rahul conoscerò un po’ tutti in città e per tre giorni verrò trattato come un vero VIP: mi faranno decine di foto col cellulare, stringerò centinaia di mani e varie persone mi offriranno chai, caffè, dolci, pranzi e cene. Qui vedono qualche turista in più dei mizo o dei manipuri, ma si parla comunque di numeri esigui, 2 o 3 all’anno, ma è abbstanza raro che qualcuno di questi si fermi in città. Tra le tante simpatiche persone che conoscerò ci saranno anche due simpatici giornalisti che insisteranno per farmi una “vera” intervista, che poi pubblicheranno, con tanto di foto, sul giornale locale, “L’onda del Tripura”. Alcune domande erano un po’ strane, tipo “in Italia esistono i poveri?” o “avete un partito comunista?”, ma la cosa è stata molto divertente. Oltre a loro conoscerò altri personaggi molto interessanti: uno stimato poeta bengali, che però lavorava all’ufficio postale  e indossava un colbacco e una giacca in pelle tipo quella di Fonzie; un vecchio professore di matematica che da giovane era stato in Francia ed era dispiaciuto di non aver visitato anche l’Italia, perchè era un grande amante dell’architettura e dei dipinti del Rinascimento; un medico del Kerala cristiano che mi inviterà a cena a casa sua e mi mostrerà le foto del Natale fatte con un giovane missionario australiano.

kailashahar

Come ho detto in precedenza il Tripura è uno stato molto tradizionale indù, e quando scopro che a Kailashahar è in corso un festival religioso non sono per niente sorpreso. Si tratta di un festival in onore di Krishna che dura 5 giorni, durante i quali 12 gruppi di musici e cantanti si alternano nel tempio a cantare le lodi alla divinità, giorno e notte. Il tutto ovviamente ad un volume impossibile, e nei primi due giorni avrò veramente difficoltà a prendere sonno.

Grazie ai consigli di Rahul riesco a raggiungere il sito archeologico di Unakoti senza spendere una fortuna in risciò, e rimango decisamente impressionato dalla bellezza mistica del luogo e dalle pareti scolpite. Il sito si trova in mezzo ad una giungla in riva ad un piccolo torrente e le sculture su alcune pareti di roccia rossastra. La più importante e famosa, usata spesso come immagine simbolo del Tripura ( è anche il logo di una compagnia telefonica ), è un grande volto di Shiva alto circa 10 metri. Notevole anche il maestoso Ganesh. Le sculture dovrebbero risalire ad un periodo che va dal XII al IX secolo a.C., anche se non ci sono informazioni storiche sicure a riguardo e varie teorie sono state formulate. Alcune sculture potrebbero essere anche di epoche precedenti ed essere state scolpite in altre zone e quindi trasportate ad Unakoti. Alcuni storici sostengono che questo era il famoso Shiva Tirtha, uno dei più importanti centri di pellegrinaggio dell’area del Bengala. Purtroppo molte delle opere sono state rubate, distrutte o rovinate da vandali. Tra le varie leggende a proposito di questo sito la più famosa narra la storia di un famoso scultore al quale furono commissionate 10 milioni ( 1 crore ) di statue delle divinità del pantheon induista. Ma invece di scolpire l’ultimo volto della divintà, lo scultore scolpì la propria immagine, e così il sito da allora fu conosciuto come Unakoti ( uno meno di un crore ).

khailashahar

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Oggi il sito è sicuramente meno frequentato che in passato ma è comunque sede di importanti festival religiosi, tra i quali il più famoso è l’Ashokastami festival che si svolge in marzo e al quale affluiscono centinaia di migliaia di persone. Purtroppo, come spesso accade in India in posti simili, la gente ha iniziato a frequentare Unakoti per fare scampagnate e pic nic, e tutta la zona attorno alle sculture si è trasformata in una triste discarica. Qualche idiota ha anche deturpato per sempre alcuni bassorilievi incidendoci sopra il proprio nome o quello della fidanzata. In questi casi il taglio della mano della legge islamica sarebbe probabilmente la giusta pena.

info utili:
-sumo aizawl-silchar: 300 r, 6 ore
-hotel geetanjali vicino alla stazione dei bus: 350 r, tv e bagno immacolato, buon rapporto qualità/prezzo
-bus silchar-kailashahar: 100 r, 5 orehotel sree krishna: 130 r, stanze molto spartane ma con la tv
-per raggiungere unakoti bisogna prendere un autobus che va verso dharmanagar e farsi mollare all’incrocio ( 10 rupie ), poi c’è da camminare per un chilometro. Ritorno in autostop.