Perso tra i villaggi del Laos Settentrionale ( prima parte )

laos, foto di viaggi

Phongsali, Laos

Con il Laos e’ stato un amore a prima vista, da quel primo, bellissimo tramonto sul Mekong ( un classico che non puo’ mancare in un viaggio nel Sud Est Asiatico ), ho davvero amato ogni istante passato in questo paese, tra paesaggi da favola, villaggi tradizionali e persone sempre belle, ospitali e sorridenti ( queste a dire il vero c’erano anche in Thailandia ).

Sono arrivato qui nel nord del paese abbastanza prevenuto, avevo letto storie di un Laos “devastato” dal turismo di massa, cambiato drammaticamente in pochi anni e ormai buono solo per il turista da viaggio organizzato. Fortunatamente non e’ cosi’, probabilmente e’ una specie di leggenda metropolitana che gira su internet, fatta circolare dai soliti nostalgici che non sopportano che nel posto da loro scoperto ( ma sara’ proprio cosi’? ) oggi ci siano una manciata di guesthouse e qualche agenzia che organizza trekking, e che nel villaggio tradizionale qualcuno provi a venderti timidamente una sciarpa o un braccialetto.

Onestamente io faccio fatica a definire turistica perfino Luang Nam Tha, che e’ la citta’ piu’ conosciuta e frequentata del nord del paese, la base ideale per chi viene da queste parti a fare trekking, kayaking o semplicemente a vedere qualche villaggio. Rispetto a citta’ simili della Thailandia e’ un altro mondo, e i turisti per ora sono ancora pochi e abbastanza sopportabili. Certo va anche ammesso che qui il backpacker cazzone del tipo: ” io so’ io, so’ viaggiatore, e voi non siete un cazzo” e’ molto piu’ fastidioso di quello che incontri in Thailandia, dove anzi in certi posti come Pai e’ pure simpatico ed e’ diventato suo malgrado lui stesso un’attrazione turistica.

laos,luang nam tha

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Arrivato a Luang Nam Tha ero abbastanza indeciso su come trascorrere questi ultimi giorni dell’anno tra le montagne, inizialmente avevo intenzione di affittare una moto ed esplorare con calma la zona tra Muang Sing, Muang Long e Xieng Kok, ma poi guardando le mappe mi sono reso conto che molti villaggi si trovavano nelle vicinanze delle citta’, e che forse la bicicletta era il mezzo migliore.

Visitare questi villaggi e’ un vero trip, non solo perche’ la gente vive come vivevano i nostri nonni o bis-nonni ( pur conoscendo molto del mondo moderno, almeno i piu’ giovani ), ma perche’ spesso ci sono villaggi distanti pochi chilometri l’uno dall’altro diversissimi tra loro. In alcuni di questi le donne indossano ancora l’abito tradizionale, un’usanza che pero’ si sta perdendo anche qui. Una delle cose che mi ha colpito di piu’ infatti e’ stata la grande differenza tra una sola generazione di donne: quelle sopra i 30-35 anni vivono ancora una vita molto semplice e tradizionale, mentre quelle piu’ giovani, soprattutto le ragazzine, sono uguali alle nostre, con felpa, maglietta, jeans strappati e cellulare sempre in mano. In un solo villaggio ho visto davvero tutte le donne con il costume tradizionale, in quello Lanten di Nam Dee vicino a Luang Nam Tha. Ne ho viste alcune molto belle andando alla cascata ma non hanno voluto farsi fotografare. Anche il tradizionale cappello a punta dei contadini sta per essere definitivamente abbandonato per un piu’ comodo cappello da pescatore di cotone a tesa larga con motivi floreali.

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Tutti i dintorni di Luang Nam Tha, Muan Sing, Muang Long e Xieng Kok sono un vero caleidoscopio di questi villaggi tradizionali, ce ne sono tantissimi, e malgrado sembrino a prima vista tutti uguali ognuno e’ a suo modo originale, un po’ come i nostri paesi di montagna. In un paio di settimane ho avuto modo di visitare decine di questi villaggi, e di conoscere piu’ di dieci gruppi etnici diversi, in particolare gli Akha, i Tai Lue, i Tai Dam e i Phou Noi. Posso dire che praticamente tutti sono molto amichevoli e contenti di vedere uno straniero che va a visitare il loro villaggio, i bambini come sempre ti salutano e ti seguono, le donne ti sorridono e gli uomini, piu’ riservati, di solito si limitano al normale sabai-dee ( oppure ti invitano bere il whysky locale, e allora sei fottuto, perche’ non ti lasciano piu’ andar via… ). Certo nei villaggi piu’ conosciuti sono piu’ che abituati a vedere degli occidentali, anzi in alcuni hanno anche costruito delle capanne-guesthouse dove i gruppi dei trekking passano la notte. Io ovviamente preferisco andarci da solo e mi diverte moltissimo vedere la reazione delle persone che si vedono spuntare dal nulla questo strano “farang” dalla lunga barba senza preavviso. Qui in Laos c’e’ un turismo piu’ “soft” rispetto a quello della Thailandia, lo chiamano “eco-turismo”, ma la sostanza alla fine e’ la stessa, e spesso i danni sono gli stessi. Cio’ che mi infastidisce di piu’ di queste “visite guidate” e’ che abituano queste persone a vederci solo come un buon business, e non come degli uomini uguali a loro con i quali confrontarsi ( o con i quali ridere, bere e scherzare, come mi e’ successo spesso in questi giorni ). Qui il processo e’ appena iniziato, ma c’e’ da scommettere che anche da queste parti in pochi anni tutti gli stranieri saranno visti come dei “portafogli ambulanti”, dei polli da spennare il piu’ possibile e ai quali vendere degli stupidi souvenir magari fatti nella non lontana Cina.

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info utili ( ultima parte della Thailandia )

Bus locale Pai-Chiang Mai: 4 ore, 70 bath – Hotel Home place a ChangMai 180 bath classica stanza d’hotel con bagno e tv.

Bus locale Chiang Mai-Chang Rai: 3 ore 130 b. Chat guesthouse vicino al tempio buddista, un classico, 100 b la singola spartana.

Bus locale Chiang Rai-Chiang Khong: 2 ore, 65 bath. 30 bath per il tuc tuc dalla stazione al porto. 40 b per la barca.