On the road, again!

on the road

deserto del sahara

“Nuovo assetto, nuova guida. 
Viaggio solo per condanna a vita, 
fuori tempo! 

E’ il destino di chi va più forte, 
al traguardo niente braccia aperte, 
niente festa!”

Giuliano Palma – Viaggio Solo

Quando nel 2008 lasciai il mio posto “fisso”, per dedicarmi ad altre cose secondo me più importanti della vita, non avrei mai pensato che sarei arrivato alla fine del 2013 felicemente disoccupato, con un nuovo progetto di viaggio, che mi riporterà sulla strada per il sesto autunno/inverno consecutivo. In questi anni avrei potuto tranquillamente fare uno di quei viaggi intorno al mondo di due o tre anni tanto popolari al giorno d’oggi, ma io ho iniziato a viaggiare negli anni ottanta, non l’altro ieri: ho già fatto viaggi lunghi ( il più lungo di circa un anno e mezzo ) e so che alla fine anche quelli hanno molte controindicazioni. Quella principale è che dopo un po’ ti stanchi e inizi a romperti i coglioni, quello che nelle prime settimane ti sembrava meraviglioso dopo qualche mese inizia ad essere semplicemente “bello”, quelle culture stravaganti diventano sempre più “normali” e quell’inebriante euforia dell’arrivo in un posto sconosciuto si perde nella routine. Secondo me questi viaggi sono consigliabili per gente poco esperta, che vuole fare “il viaggio della vita” o il popolare ( soprattutto nei Paesi anglosassoni ) “gap year”, oppure per chi vuole crearsi un personaggio su internet e poi sfruttarlo magari guadagnandoci anche qualcosa. Ammetto che questi “espertoni” creati ad arte che sono “in viaggio” da n anni e pontificano dal loro blog su tutto ciò che è inerente ai viaggi  in genere non mi piacciono.

Non escludo che per qualcuno possa essere divertente fare il Forrest Gump e viaggiare per 20 anni di continuo, ma parliamo di casi rari e di viaggi molto particolari, e non è da escludere che molte di queste storie siano pure in gran parte inventate ( d’altronde una delle caratteristiche dei blog è proprio quella di poter dire quel cazzo che ti pare senza che nessuno possa smentirti, e di boccaloni che abboccano alle bufale in rete ce n’è a bizzeffe ).  Per la mia esperienza e per quello che ho sentito incontrando moltissimi viaggiatori per più di 25 anni, il miglior modo di fare i “long term travellers” è alternare 2/3/6/8 mesi di viaggio con un periodo più o meno equivalente di vita stanziale, possibilmente a casa propria, ma può andare bene anche qualsiasi altro posto nel mondo dove ci si trova a proprio agio. Ho conosciuto anche parecchi viaggiatori che avevano i mezzi o un particolare lavoro che gli avrebbero consentito di viaggiare per sempre senza doversi preoccupare dei soldi: nemmeno uno di questi lo faceva.

Ma in ogni caso io sono un viaggiatore “della vecchia scuola”, un nomade analogico, e ormai siamo pochi e fuori moda. Non prendetemi come esempio.

Per vari motivi la mia destinazione abituale è l’Asia, dove riesco a trovare ogni volta cose nuove e a scoprire culture affascinanti, stavolta però farò un piccolo cambio di programma e nella prima parte di viaggio vedrò alcune città dell’Europa che mi mancano nei Balcani e infine partirò per il Nepal da Istanbul, un’altra città che non ho mai visto ( l’itinerario dovrebbe essere: Slovenia-Croazia-Montenegro-Albania-Macedonia-Bulgaria-Turchia ). Torno in Nepal per la settima volta in più di 20 anni, anche stavolta soprattutto per andare a fare un trek in Himalaya. Come ho già spiegato in altri post il mio rapporto con il Nepal, che insieme all’India considero un po’ il mio Paese di adozione, ad un certo punto si è incrinato e credevo che non ci sarei mai più tornato. Troppi cambiamenti, troppo sfruttamento turistico, troppi finti hippies e trekkers improvvisati. Ma alla fine la voglia di rivedere le montagne Nepalesi ha prevalso, d’altronde il Nepal resta il migliore Paese per fare trekking nell’area himalayana. In realtà fino all’ultimo ero indeciso tra l’India e il Nepal, ma un volo a prezzo stracciato e la seccatura di dover fare il visto indiano mi hanno convinto a scegliere il secondo.

Poi ho 3 o 4 mesi da riempire per i quali ancora non ho ancora progetti veri e propri. Una volta lì probabilmente scenderò in India in cerca di qualche posto tranquillo dove fermarmi per un paio di mesi a meditare. C’era un’idea Pakistan ma al di là dei pericoli che sarei anche disposto ad affrontare è un viaggio che comporta troppe rogne, dal visto all’effettiva libertà di movimento una volta sul posto, quindi per ora ho deciso di rimandare. Potrei sostituirlo col Bangladesh, vedremo. Infine non resta che trovare un buon posto di mare in zona Thailandia-Malesia-Indonesia ( altra parte dell’Asia ormai molto familiare ), non sarà difficile.