Nubia ( prima parte )

sudan

il ferry per il sudan

Shendi, North Sudan

Ferry boat Assuan-Wadi Halfa

Lasciati i turisti di Luxor e Assuan alle spalle, eccomi su di una bagnarola stracarica di gente e di cose di ogni tipo ( dai pomodori ai frigoriferi ) a solcare le acque del lago Nasser in direzione del porto di Wadi Halfa, nell’antica terra di Nubia, in Sudan. L’atmosfera sul ponte e’ piacevole, e ho fatto diversi incontri interessanti, con egiziani che vanno in cerca di lavoro e fortuna a Khartoum, con sudanesi che tornano a casa e con quei pochi occidentali temerari ( una dozzina ) che hanno deciso come me di intraprendere questo strano viaggio. Quasi tutti vanno a Cape Town: 4 in moto, 4 in bici ( ?? ) e gli altri con lo zaino in spalla. Sono l’unico che ha preso la cuccetta, ma veramente non capisco perche’ non spendere 20 euro in piu’ per dormire in un comodo letto invece che per terra sul ponte al freddo. Va bene fare i backpackers, ma non i backpackers stupidi pero’…

abu simbel

abu simbel

 Wadi Halfa-Abri

Passare tutte le formalita’ burocratiche per entrare in Sudan non e’ cosa semplice e ci possono volere anche due ore per essere finalmente in regola per poter viaggiare in questo paese. Wadi Halfa e’ la classica “border town” con i cambiasoldi e tutto il resto, dove non c’e’ motivo di fermarsi a meno che non si sia troppo stanchi per il lungo viaggio. Ora le strade nel nord del Sudan sono tutte state completate ( pagate a quanto pare dai cinesi ) e si puo’ arrivare a Khartoum in meno di 12 ore e nel primo villaggio degno di nota ( Abri ) in 3 ore. Sto viaggiando con due distinte backpackers ( Margaret, tedesca e Pamela, australiana ) sulla cinquantina entrambe molto simpatiche e grandi viaggiatrici. In questa parte del Sudan quasi tutti fanno piu’ o meno lo stesso itinerario quindi e’ abbastanza logico formare dei gruppetti e viaggiare insieme. I nubiani sono proprio come mi erano stati descritti: ospitali, onesti e dai modi garbati, malgrado non abbiano ancora bene chiaro il motivo che spinge noi occidentali a viaggiare senza uno scopo ben preciso ( e a dire il vero non e’ chiaro neanche a me ). Le donne sono molto belle, alte, slanciate e con un portamento da indossatrici.

sudan

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Abri-Wawa-Tempio di Soleb

Dopo colazione si e’ deciso di andare a visitare il Tempio di Soleb, che si trova vicino al piccolo villaggio di Wawa, a circa 40 km da Abri. Il minivan ci lascia in mezzo al deserto e ci avviamo verso le poche case del luogo, che sembra una “ghost town” di un film western in versione africana. Le tipiche case nubiane sono gialle e marroni, con i portoni disegnati con colori accesi. Dopo un po’ incontriamo due ragazzi su di un mulo che ci indicano una casa al centro del villaggio dove troviamo alcuni uomini, con i quali contrattiamo la barca per attraversare il Nilo. Sul tetto della casa, come dei trofei, ci sono diverse teste di coccodrillo. Dopo un tratto a piedi tra le palme si esce nel deserto dal quale spuntano le poche colonne rimaste del sito, che non e’ mai stato restaurato ne’ sono mai stati fatti degli scavi. E’ stato datato intorno al 1400 a.C.. Pochi occidentali l’hanno visto. Per entrare dobbiamo chiamare i poliziotti, distanti un centinaio di metri, quindi raggiungerli e pagare il biglietto a quello che identifichiamo come il capo-villaggio. Piu’ che la bellezza del tempio colpisce la sensazione di smarrimento e di solitudine davanti a questo paesaggio quasi lunare. Alcune volpi del deserto scorazzano qua’ e la’, troppo veloci per la macchina fotografica pero’. Mangiamo qualcosa e torniamo a Wawa, dove facciamo l’autostop per tornare ad Abri. In due ore passano 5 auto che non si fermano, finche’ arriva un “boksi” ( jeep collettiva ) che ci carica. C’e’ una capra e seduta sul sedile davanti una splendida donna dalle mani tatuate

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case nubiane

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tempio di soleb

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Dongola

Questo weekend c’e’ un’importante festivita’ religiosa islamica e non ci sara’ nessuna attivita’ per tre giorni, sara’ dura anche trovare da mangiare. Ho deciso quindi di passare questi giorni a Dongola, che e’ la citta’ piu’ importante del Sudan del nord, dove si spera di trovare almeno un alimentari o un baracchino dei falafel aperti. La strada da Abri a Dongola si inoltra in un deserto cupo e aridissimo per moltissimi chilometri. Ma non e’ il Sahara “classico” con le dune ma e’ composto oltre che da sabbia anche da scure rocce vulcaniche. Poi ci si avvicina al Nilo e si inizia a rivedere la vegetazione, che e’ molto rigogliosa attorno alla citta’. Si puo’ definire una vera e propria oasi, anche se in realta’ poi si rivela un centro abbastanza squallido e polveroso. La gente e’ piu’ spigliata e alcuni parlano un buon inglese. Il souq e’ in gran fermento e tutti sono impegnati in grandi acquisti. Molti uomini girano tenendo una capra per una zampa, animale che verra’ sacrificato il giorno successivo. Alcuni ragazzi ci offrono un te’, vogliono sapere qualcosa dei nostri paesi e poi insistono per fare una foto di gruppo. La donna del chai non vuole essere fotografata, pero’. Oltre alle capre ci sono tantissimi muli ( animale che mi e’ molto simpatico, e qui c’e’ in tutte le versioni ). Pochi cammelli.

Continua…

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