Lucknow ( seconda parte )

Lucknow

lucknow, collegio la martiniere

Lalbagh, Lucknow, Uttar Pradesh

Ma forse il piu’ interessante e bizzarro monumento di Lucknow e’ il collegio La Martiniere, anch’esso in condizioni pessime, malgrado sia considerato uno dei collegi piu’ esclusivi del paese. Lo stile usato per la costruzione di questo palazzo, che originariamente doveva essere un monumento funebre, e’ un misto tra classicismo e arte Moghul, rinascimento e stile gotico, linee palladiane e colonnati georgiani. Il tutto appesantito da una forma da castello medievale, perche’ doveva servire anche come roccaforte difensiva contro le insurrezioni che infuriavano all’epoca. Le classi e le zone adibite a dormitorio sembrano piu’ delle carceri del medioevo che una scuola e si stenta a credere che da qui siano uscite alcune tra le migliori menti dell’India moderna. Passeggiando tra i viali del collegio mi sono imbattuto in una lezione all’aperto davvero strana: alcuni ragazzi ballavano una specie di breakdance seguendo una musica rap pompata a palla ( forse era 50 cent ) e il professore seduto in disparte osservava e dava dei consigli, con un’espressione molto seria, come se stesse facendo una lezione di matematica. Follie dell’India!

Lucknow rappresenta perfettamente le contraddizioni dell’India: ci sono straccioni e persone elegantissime, molte auto lussuose ( molti SUV ) ma il mezzo di locomozione piu’ diffuso e’ il riscio’ a pedali, bidonville invivibili e quartieri residenziali, bazaar fuori dal tempo e centri commerciali con negozi di abiti costosissimi e tv al plasma, chai shop sporchissimi e ristoranti alla moda, ragazze con il velo e altre con i jeans a vita bassa. Se non fosse per il traffico rumorosissimo e disordinatissimo ( qui davvero anche girando a piedi un attimo di distrazione puo’ costarti la vita ) e l’inquinamento insopportabile direi che Lucknow e’ fondamentalmente una bella citta’, con dei monumenti trascurati ma di grande valore, degli abitanti di una cultura superiore alla media indiana e un certo fascino decadente che solo in India si puo’ trovare. Certo lasciando la citta’ non si puo’ fare a meno di chiudere gli occhi per un attimo e immaginarla com’era ai tempi dei Nawab, quando doveva sembrare un luogo da fiaba troppo bello per essere vero.

Per la prima volta in questo viaggio mi sono trovato in un luogo davvero “off the beaten track” ( e puo’ sembrare strano per una citta’ di diversi milioni di abitanti capitale dello stato piu’ popoloso dell’India ) e dopo molto tempo ho rivisto i classici sguardi stralunati di chi sembra non aver mai visto un uomo dalla pelle chiara, gli “hellloooo” con tono canzonatorio e i sorrisetti idioti che solo gli indiani sanno fare. In 2 giorni nei quali ho girato praticamente tutto il centro a piedi ( che e’ enorme ma e’ solo una piccola parte della citta’ ) e quasi tutti i monumenti degni di una visita non ho incontrato nessun turista, nemmeno di passaggio.

Lucknow

Avendo speso in montagna molto meno del previsto ( una media di 3 euro al giorno, forse meno ) ora mi trovo con un bel gruzzoletto di rupie in tasca che non mi dispiacerebbe, almeno in parte, investire in qualche acquisto interessante. Qui a Lucknow non ho trovato nulla di interessante e quindi ho deciso di concedermi almeno un pranzo in uno dei migliori ristoranti di Hazratganj, il quartiere chic della citta’, che era davvero elegante e frequentato dal jet-set di Lucknow ( non ho potuto fare a meno di pensare che un indiano vestito come me sarebbe stato cacciato in malo modo ). In realta’ questi ristoranti esclusivi dell’India, con piu’ camerieri che clienti, hanno dei prezzi abbordabilissimi per un europeo e anche rimpinzandosi come maiali difficilmente si riesce a spendere piu’ di 10 euro ( io ne ho spesi 3 e qualcosa ).

Come avevo previsto lasciare Lucknow non e’ stato facile: il mio programma era andare ad Orchha via Jhansi ( citta’ che nessuno sembra conoscere, eppure si trova nel loro cazzo di stato ) e visto che i treni erano tutti pieni ho pensato bene di andarci in pullman. Alla stazione di Lucknow, dopo una serie interminabile di gentilissime indicazioni sbagliate ( gli indiani sanno essere dei grandissimi figli di puttana nel dare indicazioni, 8 volte su 10 ti mandano nella direzione opposta o ti dicono cose falsissime, meglio sempre chiedere due o tre volte, anche se spesso e’ lo stesso inutile…) e dopo aver aspettato 1 ora e mezza un bus che probabilmente non sarebbe mai arrivato mi sono rotto i coglioni e ho preso il primo torpedone locale per Allahabad, che comunque prima o poi volevo visitare. Ora mi trovo in un albergo piuttosto caro nel centro citta’, ma dopo 3 settimane ho potuto finalmente farmi una vera doccia ( non con il solito secchio ) e potro’ dormire tra lenzuola pulite lavate in una lavatrice.