India tribale ( terza parte )

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Il Bastar, la temuta e misteriosa regione del Chhattisgarh meridionale, secondo molti e’ il vero centro della cultura tribale dell’India. In realta’ si sa molto poco della storia di questi gruppi ( in genere chiamati “gond” ) ma e’ abbastanza probabile che siano i veri nativi del subcontinente indiano e che abitino queste terre da diversi millenni. Malgrado molte zone del Bastar non siano piu’ remote come un tempo e molti villaggi siano relativamente facili da raggiungere, per vari motivi la regione non e’ mai entrata nei circuiti turistici e si puo’ dire che sia una delle ultime zone tribali realmente incontaminate del pianeta. Ovviamente ogni tanto qualche turista arriva anche qui, ma solo per fare un paio di tappe in viaggio verso l’Orissa, quindi i danni fatti finora sono irrilevanti. Dopo 25 anni di viaggi mi basta osservare gli sguardi della gente per capire se un posto e’ realmente incontaminato, e il Bastar sicuramente lo e’, non ci sono dubbi. In piu’ c’e’ da considerare che le tribu’ piu’ isolate ( appartenenti al gruppo hill maria ) al momento non sono visitabili perche’ in quelle zone operano i terroristi naxaliti. E’ proprio il terrorismo il motivo principale che tiene lontani turisti e curiosi, e malgrado non ci siano mai stati rapimenti o episodi violenti ai danni di stranieri ( cose invece accadute nel vicino Orissa ) lo stato e’ comunque considerato tra quelli potenzialmente rischiosi. Questi naxaliti sono dei combattenti comunisti che lottano contro i grandi proprietari terrieri e il governo centrale indiano per garantire diritti ai contadini e ai tribali. Purtroppo, come ho gia’ avuto modo di verificare nel Manipur, spesso qui in India i nobili ideali si mischiano a corruzione, avidita’ e violenza gratuita, e non e’ inusuale che le vittime degli attacchi dei terroristi siano proprio gli innocenti per i quali dovrebbero combattere.

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Anche per il Chhattisgarh vale lo stesso discorso fatto per l’Orissa: non ci sono divieti e ci sono alcuni posti facilmente visitabili in modo indipendente, ma se si vuole visitare qualche bel mercato o dei villaggi e’ necessaria una guida locale che parli le lingue tribali. E a Jagdalpur, la capitale del Bastar, ce n’e’ solo una. Se avessi avuto la Lp l’avrei trovato subito, visto che e’ segnalato con tanto di numero di cellulare, invece ci ho messo piu’ di un giorno, praticamente nessuno ha mai sentito parlare di guide per viaggiatori da queste parti.¬†Ali e’ una splendida persona, grande conoscitore della zona e dei tribali che la popolano, ma soprattutto un vero appassionato: quando non ha clienti ( cioe’ molto spesso ) viaggia molto nella regione per conto proprio. Purtroppo poco prima del mio arrivo si e’ rotto una caviglia, e pur quasi impossibilitato a camminare ha voluto comunque darmi una mano almeno per un paio di giorni. In ogni caso malgrado abbia dovuto rinunciare a vedere qualche villaggio piu’ isolato e abbia dovuto spendere parecchio per il taxi ne e’ valsa assolutamente la pena. Spero di poterci tornare presto, e la prossima volta Ali mi ha promesso di portarmi in giro con la sua moto.

In Chhattisgarh ci sono otto diversi gruppi tribali, tutti con cultura e tradizioni ben distinte l’uno dall’altro. Amano molto la musica, la danza e altre forme d’arte come la scultura o la pittura. I prodotti dell’artigianato tribale di questo stato sono tra i piu’ belli tra quelli di tutta l’India, e le tecniche usate sono ancora le stesse di migliaia di anni fa. In particolare la lavorazione del metallo e’ davvero unica, non avevo mai visto nulla di simile. E mi e’ piaciuto molto il villaggio di questi artigiani che ho visitato, mi hanno mostrato con calma il procedimento e con orgoglio i loro prodotti. Avrei volentieri comprato qualcosa, ma erano tutti oggetti piuttosto pesanti e non avevo molta voglia di mettermi una statua da un chilo nello zaino. Ma alla fine ho dovuto mettercela lo stesso perche’ lo scultore ha voluto darmene una in regalo. In un altro villaggio ho conosciuto il pittore piu’ famoso del Bastar, i suoi dipinti sono esposti anche al museo di Jagdalpur, un personaggio davvero pittoresco e interessante. Pur non essendo mai stato a scuola si occupa di molte cose e si vanta di essere uno dei migliori cacciatori del Bastar. Mi mostra con orgoglio il suo arco e le frecce che ha costruito lui stesso e con il quale ha ucciso anche una tigre.

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Tra le varie strane tradizioni di questi gruppi tribali la piu’ interessante e’ senza dubbio quella del ghotul dei Gond, dei Muria e dei Maria: all’interno del villaggio c’e’ un edificio dove gli adolescenti vivono per alcuni anni fino al matrimonio e dove possono avere rapporti sessuali tra di loro, come in una specie di comune hippie. Credo che ogni adolescente del mondo sogni una cosa del genere, ma soprattutto quelli indiani che sono sempre arrapati come lupi perche’ raramente possono scopare prima del matrimonio.

In questi villaggi vale solo la legge tribale e tutto o quasi viene deciso e risolto dai capivillaggio. La legge indiana ha poco valore, basti pensare che in certi villaggi mangiano anche carne di mucca o di bufalo, una cosa che nel resto dell’India e’ considerata sacrilega e che ad altri costerebbe parecchi anni di galera, se non un linciaggio a morte da una folla inferocita.

In molti villaggi c’e’ uno stregone-guaritore che funge da medico, solo in casi molto gravi la gente viene portata all’ospedale. Quando arrivavamo nei villaggi e gli amici di Ali vedevano il piede ingessato tutti gli dicevano che aveva fatto un grosso errore ad andare all’ospedale e che con il loro stregone sarebbe guarito molto prima. Nessuno pare avere dubbi sull’efficacia della magia e tutti raccontano storie di guarigioni miracolose.

I tribali del Chhattisgarh sono animisti ma molti venerano anche varie divinita’ femminili, tra le quali la piu’ famosa e’ Danteshwari, alla quale e’ dedicato il grande Dusshera festival ( che e’ simile al Durga Puja bengalese ) al quale partecipano tutti i gruppi tribali. Secondo alcuni e’ uno dei piu’ belli e colorati festival del’India, e obiettivamente credo che sia vero. Questi culti sono antichissimi e quasi sicuramente risalgono ad un’epoca sconosciuta pre-induista. I morti vengono sia sepolti che bruciati, per i personaggi piu’ importanti si erigono dei menhir che vengono dipinti con soggetti che raccontano la vita del defunto.

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Ho visto cinque mercati e diversi villaggi, tutti molto interessanti e coloratissimi. Tra questi i due piu’ piccoli ( dei gruppi dhuruva e bison horn maria ) erano frequentati da tribali che vivono ancora una vita molto semplice e primitiva e che si allontanano dal villaggio solo per questi haat. Ali mi ha raccontato che quando vanno in citta’ per il Dusshera festival possono stare ore davanti alle vetrine, per molti degli oggetti per noi normali come tv o cellulari sono cose miracolose. In questi mercati ho visto molte donne con splendidi tatuaggi, forse i migliori tra quelli visti in questo viaggio tra le zone tribali dell’India. Per il resto sono abbastanza simili a quelli dell’Orissa, solo che qui bevono di piu’ e in generale l’impressione e’ che vivano in modo ancora piu’ primitivo. Il mercato che mi e’ piaciuto di piu’ e’ stato quello di Lohandiguda, che sono andato a vedere da solo dopo la visita d’obbligo alle cascate Chitrakot ( molto belle anche se andrebbero viste durante il monsone, pero’ che piacere godersi queste meraviglie della natura in perfetta solitudine! ). Questo mercato e’ uno dei piu’ grandi del Chhattisgarh ed e’ frequentato da vari tribali di diversi gruppi. E’ davvero molto affollato e non e’ facile muoversi o fare delle foto, quindi e’ meglio sedersi da qualche parte all’ombra e godersi il viavai della gente. Nel primo pomeriggio in un campetto iniziano i combattimenti tra galli: c’e’ una gran confusione e quasi tutti sono ubriachi. Uno dei boss, il bookmaker, mi invita ad avvicinarmi e mi chiede di fare qualche foto ai galli del prossimo match: mi spiega in un misto di hindi e di inglese che per fare in modo che il combattimento non duri troppo legano dei rasoi alle zampe degli animali. E in effetti dura pochissimo, il gallo piu’ forte prende subito il sopravvento e fa a fettine l’avversario. Questi tribali non sono certo ricchi ma le cifre scommesse sono molto elevate per gli standard dell’India, ho visto tizi scommettere anche migliaia di rupie. E’ strano come anche nelle culture piu’ primitive il gioco d’azzardo sia spesso uno svago indispensabile per gli uomini, e’ evidente che questo bisogno e’ qualcosa di innato nella natura dell’uomo.

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