Diego Suarez Bay

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diego suarez

Il Nord del Madagascar è una delle regioni più affascinanti dell’intera isola, un mix di posti più noti e turistici come Nosy Be o Diego Suarez e zone molto remote e selvagge. Ci sono foreste lussureggianti e piantagioni di spezie, vaniglia, manghi e cacao. Il mare è bellissimo quasi ovunque con colori spettacolari tra il turchese e lo smeraldo. Tanti animali strani, tra i quali gecki e camaleonti con livree psichedeliche. E poi curiosi baobab endemici con i pochi rami perpendicolari al fusto e strane succulente spinose che sembrano morte ma invece sono vivissime. Anche la gente è abbastanza strana e diversa da quella di altre regioni, c’è una gran mistura di culture anche qui come a Majunga, e c’è un’enorme differenza tra quelli che abitano in città e i contadini dei villaggi.

Diego Suarez è forse la città che più mi ha colpito in questo viaggio, si trova all’interno di una spettacolare baia protetta dall’Oceano Indiano in una posizione a dir poco magnifica e ha il tipico fascino di queste città coloniali che si trovano in luoghi remoti in mezzo all’oceano. Questa grande baia è stata nei secoli il rifugio di pirati, esploratori, mercanti di spezie e di schiavi, spie e legionari, e non è difficile lasciar correre la fantasia mentre si cammina tra i portici della città ed immaginare di essere in un vecchio film d’avventura.

diego suarez

baobab endemici ( adansonia suarezensis )

diego suarez

pachypodium, sullo sfondo la montagne des francais

La città prende il nome da due esploratori portoghesi, Diego Diaz e Fernando Suarez, che furono i primi europei ad approdare sull’isola nel 1506. Poi come nel caso di altre città del Madagascar con nomi dati dai colonialisti gli fu cambiato il nome in Antsiranana, anche se quasi tutti continuano a chiamarla semplicemente Diego. Solo sul finire dell’800 iniziò a svilupparsi in una vera e propria città, quando i francesi costruirono una base della marina militare. Poi dopo la Seconda Guerra Mondiale ( ci furono veri combattimenti con molti caduti britannici, perché la zona era sotto il controllo della Francia filonazista di Vichy ) diventò un’importante città portuale e anche oggi è uno dei porti più grandi in questa parte dell’Oceano Indiano.

Diego è anche il luogo della leggendaria Libertalia, lo Stato anarchico creato dai pirati descritto da Daniel Defoe nel libro “A general history of the pyrates”. Non è il libro più famoso di Defoe ma la storia è veramente bella e affascinante, tra nobili ideali e avventure di pirati ( e c’era anche in mezzo un prete italiano ). Potrebbero anche esserci degli elementi di verità, forse qualcosa del genere è esistito veramente, anche se probabilmente molto è da attribuire alla fantasia di Defoe.

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diego suarez e il pan de sucre

diego suarez

rue colbert

diego suarez

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Malgrado si trovi in un posto piuttosto remoto e sia difficile da raggiungere con mezzi pubblici ( l’ultima parte della strada è veramente pessima e ci vogliono molte ore per fare due o trecento chilometri, oltre 24 da Tana ) è abbastanza turistica e onestamente mi ha un po’ colpito vedere negozi di souvenir, agenzie di tour, classici ristoranti per turisti e molti europei in giro. In realtà dopo il primo impatto un po’ strano si scopre che la città è molto tranquilla e vivibile, infatti ci sono anche molti expat europei. I turisti poi sono in maggioranza crocieristi o gente in gita da Nosy Be che si fermano per poche ore, quindi c’è ampio spazio di cazzeggio per il viaggiatore indipendente. Diego è anche più cara rispetto ad altre città dell’isola ma l’ho trovata molto piacevole e a misura d’uomo, con gente molto tranquilla e locali molto belli dove andare a bere qualcosa la sera.

Poco fuori città, a circa un’ora di taxi brousse ( vecchissimo, qui in Madagascar ci sono forse i più scalcinati minibus dell’Africa, dei veri ruderi ), c’è Ramena, un bel villaggio di pescatori con una discreta spiaggia dove si può andare a farsi qualche giorno di relax. E’ molto tranquilla per tutta la settimana, mentre la domenica viene invasa da molti abitanti di Diego che vengono a passare la giornata in spiaggia. C’è molto casino ma è qualcosa da vedere, soprattutto le discoteche improvvisate coi furgoni con le donne che fanno gara di twerking. Il mare è bellissimo, sempre molto calmo e l’acqua ha una temperatura perfetta: i bagni sono una vera goduria. Non mancano lemuri ( della specie crowned lemur ) che giocano tra gli alberi, gecki e camaleonti.

 

diego suarez

ramena

diego suarez

diego suarez

la sera i simpatici lemuri coronati invadono la spiaggia in cerca di cibo nei ristoranti

diego suarez

ci sono anche bellissimi camaleonti

Per i miei gusti è un posto di mare quasi perfetto ( infatti mi sono fermato più di una settimana ): piccolo villaggio sgarrupato con locali simpatici ma con tutto ciò che serve; spiaggia bella, pulita e quasi sempre deserta; mare calmo e invitante; possibilità di fare bellissime escursioni sia con barche che a piedi o in bici/moto/quad; città vicina se ci si annoia troppo.

Tra le varie escursioni fattibili da Ramena ce ne sono almeno 3 che meritano: una bella passeggiata fino alle vicine Trois Baies ( famose anche come luogo ideale per il kitesurfing ), il minitrek sulla Montagne des Français e la gita in barca a la Mer d’Emeraude.

Quello alle Trois Baies è uno dei classici tour che vendono a Diego, ti portano in 4WD fino all’ultima baia ( Sakalava, le altre due sono quella Des Dunes e quella Des Pigeons ) e poi cammini con una guida per qualche ora fino a Ramena. Da Ramena è piuttosto lunga ma fattibile in giornata, si può anche visitare un faro su un promontorio molto pittoresco con una vista super. Le spiagge sono spettacolari e veramente selvagge, c’è proprio l’impressione di essere in un luogo remoto lontano da tutto. Le guide sconsigliano di andarci da soli perché ci sono state alcune rapine ai danni di turisti, forse sono storie un po’ esagerate ma nel dubbio è meglio andarci con qualcuno o almeno non portare nulla di valore.

diego suarez

sul sentiero anosiravo

diego suarez

il tunnel costruito dai francesi

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strane piante nella foresta

sotto i baobab

Per salire sulla Montagne des Français bisogna  prendere il taxi brousse per Diego e scendere circa a metà strada all’ingresso del Parco omonimo. Anche qui come in tutti i parchi del Madagascar la guida è obbligatoria, ma almeno stavolta è una bella e simpatica ragazza locale, che parla francese con un accento delizioso. Non ci sono particolari difficoltà, c’è un primo tratto su strada sterrata e poi si sale nella giungla ( molte piante strane, camaleonti ), si attraversa una galleria costruita dai francesi e poi si giunge quasi in cima dove ci sono dei ruderi di costruzioni militari. E’ una salita davvero piacevole in un ambiente naturale stupendo ma il punto di forza è senza dubbio il clamoroso panorama sulla baia, che è giustamente considerata una delle più belle al mondo ed è seconda per grandezza solo dopo quella di Rio de Janeiro. E anche qui c’è un Pan di Zucchero, una piccola isola ( Nosy Lonja ) che è sacra e off limits per gli stranieri ( c’è un fady apposito ).

La Mer d’Emeraude si trova appena fuori dalla Baia tra la costa e alcune piccole isole disabitate. E’ in pratica una specie di laguna con i fondali molto bassi dove il mare ha dei colori realmente stupefacenti, ben visibili anche dal satellite. Appena arrivi a Ramena i touts iniziano subito a tallonarti per venderti la gita in barca: come al solito basta aspettare un paio di giorni facendo finta di non essere interessati per far calare notevolmente il prezzo ( attorno ai 10-15 euro ). Si parte la mattina con la tipica barca a vela locale e dopo circa un’ora di navigazione si raggiunge una delle isole deserte ( in genere Nosy Suarez ), dove si può passare qualche ora di relax fino al primo pomeriggio. Non ci si può fermare troppo perché la bassa marea potrebbe impedire il ritorno. Molto probabilmente si finirà la gita completamente inzuppati perché all’ingresso della baia nel pomeriggio si alzano venti piuttosto forti, che in alcuni periodi dell’anno potrebbero anche impedire la navigazione.

diego suarez

tsingy di mare

diego suarez

diego suarez

 

Sulla via del ritorno ci sono due possibili parchi in zone selvagge dove fare una tappa: Ankarana e Montagne d’Ambre. Io ho scelto il primo sia perché è più facile da raggiungere ( è in pratica sulla statale a circa 100 km da Diego ) sia perché volevo vedere la foresta di pietra ( tsingy ), un classico del Madagascar che non ero riuscito a vedere a Morondava. Questo parco non è tra i più visitati ma non è inferiore ad altri per bellezza, anzi. E c’è una densità di animali tra le più alte, si può vedere veramente un po’ di tutto. Arrivo nel pomeriggio e mi metto subito d’accordo con una guida, un ragazzo del piccolo villaggio che si trova accanto all’ingresso del parco. Ci sono due o tre itinerari possibili, scelgo quello più lungo da fare in giornata che arriva fino al viewpoint migliore per vedere gli tsingy. Ero un po’ indeciso se fermarmi o meno in questo parco perché è uno dei più cari e non ero sicuro se ne valesse davvero la pena. In realtà meritava davvero e mi ha colpito sia per i meravigliosi paesaggi sia per gli animali e le piante molto strani.

ankarana

leaf-tailed gecko

ankarana

ankarana sportive lemur

ankarana

madagascar day gecko

Già all’inizio dell’escursione infatti la guida mi riesce a trovare due animali bizzarri: l’assurdo leaf-tailed gecko ( che si mimetizza perfettamente nella corteccia degli alberi ) e il simpatico lemure notturno Ankarana Sportive Lemur. Poi camminiamo per ore in una bellissima foresta con grandi baobab e altri alberi strani ( come il vazaha tree, l’albero dell’uomo bianco ) e poi infine sbuchiamo in una grande spianata rocciosa dove si apre grandiosa la vista sui pinnacoli rocciosi chiamati tsingy.

ankarana

 

Queste strane guglie si sono formate in milioni di anni grazie all’erosione dell’acqua, direi che sono vagamente paragonabili ai nostri fenomeni carsici. E’ un paesaggio straordinario e unico al mondo, non un’eccezione però in questo Paese così strano e diverso da tutti gli altri. Si saltella quindi tra gli tsingy dove crescono bellissimi esemplari endemici di Euphorbie e Pachypodium, fino a raggiungere un ponte tibetano e un fantastico viewpoint. Infine ci facciamo ancora qualche ora di foresta e avvistiamo molti altri animali: vari lemuri che saltano qua e là ( tra i quali il raro lemure di Sanford ), tre serpenti, un tenrec ( una specie di riccio ), alcuni uccelli e un altro bel gecko verde smeraldo. Ci sarebbe anche il mitico fossa ma non l’abbiamo visto, è abbastanza difficile da incontrare.

Dopo un paio di birre fresche nel “bar” del villaggio, non mi resta che tornare ad Ambanja ( con un taxi brousse guidato da un tizio ubriaco che masticava di continuo il khat, specialità locale ) e poi farmi quelle 24 ore di viaggio ( molto bello, c’era un cielo stellato pazzesco e poi è arrivata un’alba memorabile ) fino a Tana.