Destinazione Saigon

hoi an

“Why’ want to join in a chorus
Of the Amerasian blues?
When it’s Christmas out in Ho Chi Minh City
Kiddie say Papa Papa Papa Papa-San take me home”

Straight to Hell, The Clash

In Vietnam puoi trovare paesaggi spettacolari, una cultura unica e intrigante, buon cibo e belle donne, ma se c’è una cosa nella quale secondo me è veramente molto superiore a tutti gli altri Paesi del Sud Est Asiatico è la bellezza delle città. Perfino Hue, quella che ho trovato nel complesso meno bella, è una città molto gradevole e interessante da visitare.

Adagiata sul famoso Fiume dei Profumi, mi è sembrata da un lato un po’ troppo pigra e trascurata e dall’altro troppo svenduta al turismo organizzato ( soprattutto nel solito quartiere-ghetto per viaggiatori occidentali ). Ma è comunque una città vivace, molto “vietnamita” e piacevole da girare a piedi, con bei quartieri e tantissimi caffè e ottimi ristoranti per tutti i gusti ( anche vegetariani, in particolare uno vicino allo stadio dove ci vanno tutti i monaci buddhisti ). E poco fuori città ci sono bellissime campagne, qualche spiaggia e i famosi mausolei imperiali, che sono le attrazioni turistiche principali della zona.

hue

hue, città viola proibita

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ponte sul fiume dei profumi

Hue era molto vicina alla DMZ e dopo l’offensiva del Tet dei Nord Vietnamiti ( che a Hue riuscirono a sfondare le linee americane ) fu teatro di durissimi scontri e bombardamenti di entrambi gli eserciti che la lasciarono quasi completamente distrutta. Rimane quindi pochissimo della parte vecchia dentro le mura, della città viola proibita e degli altri edifici dell’epoca imperiale. La città nuova si è sviluppata dall’altra parte del fiume oltre le ville coloniali ed è abbastanza moderna. Ci sono bei viali alberati, parchi, locali interessanti. E in generale bella gente, Hue è considerata la capitale culturale del Paese e moltissimi parlano un buon inglese e sono ben contenti di confrontarsi con gli stranieri. Il ghetto è simile a tanti altri dell’Asia, con le guesthouse supereconomiche e il solito contorno di pub che trasmettono le partite, pizzerie, puttane, tatuatori, massaggiatrici, attaccabottone di vario tipo, agenzie che organizzano ogni tipo di tour immaginabile.

Tra i vari svaghi possibili il migliore dal mio punto di vista è un bel giro in moto tra le tombe imperiali e le campagne. Ne ho visitate un paio tra quelle più note e altre tra quelle abbandonate:

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tu duc

Tu Duc: questa era una specie di “residenza estiva” dell’Imperatore e oltre al mausoleo ( forse la cosa meno interessante ) ci vari edifici dell’epoca, il tutto nel mezzo di un enorme parco con laghetti , alberi secolari e uccellini che cantano.

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khai dinh

Khai Dinh: quella che mi è piaciuta di più, belle decorazioni sia all’esterno che all’interno, piccola e con delle suggestive statue-guardiani nel patio dell’ingresso.

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Poi ho deciso di andarne a vedere una quasi sconosciuta in mezzo alle campagne: mi sono perso un paio di volte, la tomba era quasi completamente inghiottita dalla vegetazione, ma il posto era davvero una figata, vero Vietnam tradizionale con i tizi dei villaggi che ti salutano e ti sorridono. Sono anche rimasto senza benzina ma per fortuna ero vicino ad un villaggio e da queste parti c’è sempre qualcuno che la vende nelle bottiglie.

Infine mi sono gustato un bel tramonto e una buona 333 in spiaggia ( Thuan An mi pare ): bel posto anche quello ( e anche la strada per arrivarci ) anche se la spiaggia in sé sembra quasi abbandonata e c’è un sacco di spazzatura in giro.

hoi an

hoi an

Anche se meno famosa di Hanoi e Ho Chi Minh City, Hoi An è forse la città vietnamita più amata dai turisti. E’ la classica “città museo”, che vive e prospera solo in funzione del turismo, dove quasi ogni edificio è un ristorante, un hotel o un negozio di souvenir, ma l’ho trovata abbastanza interessante e non invivibile come me l’aspettavo ( era bassa stagione però ). Anzi, rispetto a città simili l’ho trovato un posto anche tranquillo e ideale per qualche giorno di relax. Non so nemmeno se possa rientrare nella categoria “trappola per turisti”, visto che è godibilissima anche per chi viaggia a basso budget. Certo, bisogna venirci con lo spirito giusto, senza l’illusione di trovarci qualche traccia di “cultura locale” vietnamita o di monumenti di grande valore. Anche il famoso “ponte giapponese” dove tutti i turisti vanno a farsi fotografare è un ponticello senza grandi pretese, ne ho visti a decine di simili in Cina praticamente sconosciuti e molto più belli.

hoi an

ponte giapponese

Hoi An è una città molto antica ed è stata per secoli uno dei porti più importanti del Sud Est Asiatico, ma ciò che si vede oggi nella città vecchia è quasi tutto relativamente recente, e l’architettura è un mix di vari stili ma prevalentemente cinese. Molto poi è stato ristrutturato, quindi va ammesso che la sensazione di essere in una città un po’ finta c’è. Non si può negare però che sia molto affascinante e fotogenica, con le sue case-botteghe cinesi gialle e azzurre, i fiori, le insegne dell’epoca coloniale, le barche colorate, i mercati…  E dopo il tramonto l’atmosfera diventa magica, tutto è illuminato dalla luce fioca delle lanterne, che sono un po’ una delle classiche “cartoline” di questa città. Fuori dalla città vecchia tutto è invece classico Vietnam, risaie, bufali e tanti cappelli a punta.

hoi an

hoi an

hoi an

Saigon in genere è meno apprezzata dai viaggiatori rispetto ad Hanoi: più grande, più “metropoli”, più incasinata e degradata, più “occidentalizzata”. Nella capitale anche in zone centrali spesso ti sembra di camminare in una piccola città di provincia, ma a Saigon no: sei sempre in mezzo ad un folle groviglio di persone e motorini, l’aria è irrespirabile e spesso durante il giorno ti domandi cosa diavolo ti è venuto in mente quando hai deciso di venirci.

Però stiamo parlando di Saigon, una città mitica, descritta innumerevoli volte in libri, articoli, documentari e film. La caduta della città nel 1975 ( descritta meravigliosamente da Tiziano Terzani ) fu un evento epocale, anche per l’occidente, e divenne un vero e proprio simbolo della lotta tra il comunismo e il capitalismo. Quegli anni sono passati, sia quelli più belli della Saigon coloniale che quelli drammatici della guerra e della dittatura, oggi Ho Chi Minh City ( il nome fu cambiato proprio dopo la presa della città in onore del leader dei comunisti ) è una metropoli che guarda molto più al futuro che al passato, ma qualcosa del vecchio fascino c’è ancora. Il grande cambiamento iniziò negli anni 90:  probabilmente in seguito al crollo del comunismo nell’Europa dell’Est il Vietnam iniziò ad aprirsi al mercato globale e da quel momento la città, pur tra le bandiere con la falce e il martello e i vecchi slogan, non s’è più fermata nella sua corsa al consumismo e alla modernità. Oggi i grattacieli e i centri commerciali crescono come funghi, ma fortunatamente almeno per ora ci sono ancora molte zone della città che “resistono” in qualche modo a questa cementificazione selvaggia che si sta diffondendo quasi come un cancro. E ovviamente ci sono ancora molti edifici e locali che risalgono all’epoca coloniale, dal leggendario Rex Hotel al pittoresco ufficio postale ( uno dei più belli al mondo secondo me ).

saigon

saigon, l’ufficio postale

saigon

saigon

 

Anche a Saigon c’è ovviamente un ghetto per viaggiatori, il più grande del Paese e anche il più degradato. Onestamente non mi è dispiaciuto, forse c’erano un po’ troppe puttane, ma ci ho incontrato anche qualche bel viaggiatore della “vecchia guardia” ( tra i quali un simpatico belga che aveva visto queste città e altre del Sud-Est Asiatico negli anni 70-80 e raccontava fantastici aneddoti )  e l’ho trovato tutto sommato una buona base per esplorare la città e un ottimo posto dove andarsi a bere un paio di birre la sera.

Saigon non è certo una città d’arte ma c’è un sacco di roba da vedere e da fare veramente per tutti i gusti. Ci sono dei mercati spettacolari, una delle più belle chinatown dell’Asia, chiese e chiesette, pagode e moschee, ville e palazzi, bei quartieri degradati, oltre ovviamente ad un numero esagerato di caffè, ristoranti e bancarelle di cibo di strada. Ci sono poi due posti che sono quasi obbligatori da visitare in questa città: il Palazzo della Riunificazione, che grazie ad una scelta secondo me molto azzeccata è stato lasciato più o meno come si trovava quel 30 aprile del 1975, quando il carro armato 843 ( c’è una replica nel giardino ) sfondò le recinzioni e di fatto pose fine alla guerra.

 

E poi chiaramente il War Remnants Museum, che ospita oltre a numerosi cimeli e armi della guerra del Vietnam una mostra fotografica eccezionale e commovente, forse la più bella mostra di foto di guerra al mondo.