Bodhgaya

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“La sua mente è silenziosa, le sue parole e le sue azioni irradiano pace. La verità lo ha liberato.” (Dhammapada)

Ho visitato 3 dei 4 luoghi sacri legati agli eventi principali della vita del Buddha ( Lumbini, dove nacque, Bodhgaya, dove raggiunse l’illuminazione, Sarnath, dove tenne il primo discorso e Kushinagar, dove raggiunse il Nirvana ) e pur non essendo buddhista ho apprezzato molto in queste città l’atmosfera pacifica e serena che le pervade. Sembrano davvero delle oasi spirituali, dei luoghi dove regna la serenità e la tranquillità, molto adatti per la meditazione.

Tra queste quattro città Bodhgaya è ovviamente la più nota e frequentata ed è senza dubbio il luogo più sacro per i buddhisti di tutto il mondo. La storia di questa città è famosa: dopo anni di vita ascetica nella foresta il principe Siddharta, ad un passo dalla morte, riconsidera il suo cammino spirituale e dopo aver accettato una ciotola di riso da una giovane donna si siede sotto un albero di Pipal ( ficus religiosa ) e giura a se stesso di non alzarsi finché non abbia raggiunto l’illuminazione. Diventò così il Buddha, e l’albero da quel momento fu chiamato Albero della Bodhi. La settimana seguente la passò meditando in vari punti vicino all’albero e quindi partì per Sarnath dove tenne il suo primo discorso.

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Bodhgaya diventa un famoso luogo di pellegrinaggio circa 250 anni dopo ( attorno al II secolo a.C. ), quando l’imperatore Ashoka si converte al buddhismo e decide di costruire un tempio nel luogo dell’illuminazione del Buddha. Il tempio venne quindi restaurato una prima volta attorno al I secolo d.C. ma poi nei secoli successivi il buddhismo venne abbandonato dalla maggior parte degli indiani della zona, fu lasciato andare in rovina e infine fu inghiottito dalla giungla. Come nel caso di altri monumenti dell’India furono gli inglesi a riscoprirlo nell’800, quindi negli anni successivi venne costruito un nuovo tempio sul sito originale che prese il nome di Mahabodhi Temple. L’albero attuale a fianco del tempio non è quello originale ma è il “nipote”: le storie e le leggende sull’Albero della Bodhi sono molte, ma pare certo che una talea sia stata portata ad Anuradhapura, in Sri Lanka, da una delle figlie dell’Imperatore Ashoka e che una talea di quell’albero sia stata poi ripiantata al posto del vecchio albero da un inglese. Oggi Bodhgaya è di nuovo un importante centro di pellegrinaggio e il Tempio della Mahabodhi, dichiarato patrimonio mondiale dell’umanità dall’UNESCO, è uno dei siti più famosi e frequentati dai turisti dell’India. Attorno al tempio ci sono vari monasteri che rappresentano un po’ tutti i paesi dove il buddhismo è diffuso, dalla Cina alla Thailandia, dalla Birmania al Giappone. A circa un chilometro proprio i giapponesi hanno costruito pochi anni fa un enorme Buddha alto 25 metri.

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Bodhgaya si trova in una delle zone più povere dell’India, nello stato del Bihar che è considerato uno dei più pericolosi per i viaggiatori, anche se in questi ultimi anni la situazione è un po’ migliorata ( ricordo anni nei quali anche attraversare lo stato in treno era considerato molto rischioso a causa dei banditi ). La gente però mi piace, i più poveri in genere sono anche le persone più gentili e ospitali, e durante questi giorni avrò modo di conoscerne alcune veramente interessanti. Faccio amicizia perfino con un tuc-tuccaro che alla stazione di Gaya ( una delle città più brutte dell’India, veramente orrenda ) in mezzo alla ressa mi propone un prezzo onesto e poi una volta a Bodhgaya mi trova anche una buona stanza nella guesthouse a gestione familiare della sorella per sole 150 rupie ( poco più di 2 euro ).

Il Tempio della Mahabodhi è un posto un po’ strano, è un misto tra la classica attrazione turistica e il luogo mistico, c’è moltissima gente che fa foto e gira con le guide ma altrettanti che meditano e si prostrano sulle tavole ( anche quella è una specie di meditazione-preghiera ). Molti si commuovono sotto l’Albero della Bodhi, altri aspettano le foglie che cadono. Poi ci sono monaci vestiti di bianco, grigio, giallo, arancione o rosso che cantano, pregano, suonano strani strumenti musicali… In ogni caso malgrado ci sia l’inevitabile confusione dei posti turistici è secondo me un luogo adattissimo alla meditazione: anche dopo 2500 anni si percepisce chiaramente qualcosa che tocca lo spirito, e la mente si tranquillizza molto facilmente.

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