Mio marito parla italiano!

kalaw,birmania

( Myanmar )

A kalaw è giorno di mercato, il 5-day market, e c’è molta gente arrivata per l’occasione dai villaggi vicini. I visi sono quelli tipici della gente di montagna, abituata ad una vita molto dura e difficile. Questo mercato, malgrado sia spesso citato come una delle attrazioni turistiche della zona, a differenza di quello di Nam Pan non ha venditori di souvenir e non ci sono turisti fai da te o organizzati che girano con grosse macchine fotografiche fotografando qualunque cosa. Si può trovare un po’ di tutto, frutta e verdura di stagione, polli e maiali vivi, fiori, spezie, vestiti usati, pesce più o meno fresco e le solite cianfrusaglie cinesi che non mancano mai nei mercati, non solo dell’Asia ma di tutto il mondo. Ci sono molti militari di alto rango, che guidano delle grosse jeep giapponesi e guardano tutti con aria di sfida. Le mogli vestono abiti molto eleganti.

kalaw,birmania

kalaw,birmania

kalaw,birmania

Nemmeno qui c’è molta scelta per quanto riguarda il trasporto pubblico, anzi in realtà l’unico mezzo per Bagan è lo stesso minibus che avrei dovuto prendere a NyaungShwe e per giunta il biglietto costa uguale, perchè qui nel Myanmar se prendi un autobus per solo una parte dell’intero tragitto ti fanno comunque pagare il biglietto intero. Questi sono davvero pazzi. Ovviamente non ci sto, e prenderò un pick up per Meitkila e quindi un bus locale fino a Bagan. Questa Meitkila è un’anonima “junction town” nel cuore del paese apparentemente senza nessuna attrattiva, dove ovviamente non si ferma nessuno. Christian mi dice che secondo la sua guida c’è solo un hotel per stranieri in città ed è carissimo, ma decido di rischiare ugualmente fiducioso nelle mie capacità di trovare alberghi super-economici anche dove in teoria non c’è nulla. Il viaggio in pick up sarà durissimo e arriverò a Meitkila ammaccato e impolverato, in Birmania gli hardcore backpackers possono trovare pane per il loro denti.

meitkila,birmania

A Meitkila fa molto caldo, non ci sono più abituato, e dopo dieci minuti di cammino sono già stanco. Provo a chiedere informazioni ai mototaxi/saiker drivers, ma non parlano inglese e comunque conoscono solo questo “Honey”, che è l’hotel turistico. Cammino ancora un po’ con lo zaino in spalla e mentre sto pensando che forse ho fatto una cappella a fermarmi in questa città ecco che vedo un’insegna di una guesthouse. E’ in inglese  e quindi probabilmente hanno la licenza per stranieri, entro fiducioso a chiedere se hanno un stanza.

“have you got a room available?”  “yes”  “how much?”   “2500 kyats”  “OK”  “passport”

A questo punto il tipo inizia a studiare il mio passaporto come se fosse il Dhammapada, si guarda con calma tutti i visti e dopo 5 minuti buoni alza gli occhi e mi dice: “No!”   “No what??”   “No!”

Quindi arriva un altro tizio e mi dice anche lui: “No!”.  Riesco non so come a mantenere la calma e alla fine mi limito ad un semplice “ma vaffanculo!” in italiano mentre mi avvio all’uscita. E’ la classica giornataccia, ormai ne sono certo, e comincio a valutare l’idea di passare la notte in un monastero. I birmani in teoria sono molto ospitali ma non possono ospitare viaggiatori stranieri nelle loro abitazioni e in caso di emergenza templi e monasteri sono l’unica opzione da prendere in considerazione. Mi fermo in un tea shop a riposarmi, faccio un paio di foto e osservo un po’ la vita di questa città, che tutto sommato non fa così schifo. Sull’altro lato della strada vedo un insegna che indica una “japanese-english school” e subito penso che in una scuola di inglese deve esserci per forza qualcuno che lo parla, a meno che non sia così sfigato da beccare l’ora di giapponese… E Infatti trovo un gentilissimo insegnante che è disposto ad aiutarmi, ma mi dice che in città ci sono solo 4 hotel e che i rarissimi stranieri che passano da queste parti si fermano tutti all’Honey. Comunque mi dice che volendo c’è anche il Wunzin che si trova al di là del lago. In questa città sicuramente non vedono spesso degli stranieri e moltissima gente mi saluta, mi sorride o si ferma a chiedermi da dove vengo e dove vado ( domanda alla quale non so mai rispondere… ). Prima di arrivare all’Hotel passo vicino ad un’enorme complesso scolastico e anche qui si sprecano gli hello, i sorrisi e le strette di mano. Arrivo a questo Wunzin Hotel quasi stremato e appena lo vedo vengo preso dallo sconforto: non è certo la classica guesthouse economica per viaggiatori zaino in spalla, sembra più un hotel di lusso che forse ha visto anni migliori. C’è un campo da tennis, un guardiano con divisa e grossi jepponi parcheggiati nel vialetto. Probabilmente è ancora più caro dell’altro, ma dopo un attimo di esitazione decido di entrare comunque a chiedere quanto costa una stanza.

“6 or 8 dollars”, mi dice la gentilissima receptionist, e quando vedo le stanze quasi non ci credo: saranno almeno 50 metri quadri, ci sono tre letti lontanissimi l’uno dall’altro, un angolo salotto per il tè e un grande bagno con rubinetti di porcellana. Prendo quella da 6 dollari, l’unica differenza è una grande terrazza della quale però posso comunque usuifruire. C’è ovviamente inclusa la colazione nel ristorante chic, dove i ricchi papaveri locali organizzano cene importanti e matrimoni. L’hotel è costruito in stile coloniale e ha una storia molto interessante. E’ stato aperto negli anni 40 e ha ospitato diversi personaggi importanti, tra i quali il padre del premio Nobel Aung Sun Suu Kyi, il generale Aung San che è una specie di eroe nazionale, visto che ebbe un ruolo fondamentale nella lotta contro l’occupazione britannica e negli anni della Seconda Guerra Mondiale e fu assassinato per una congiura politica. Come ho detto in precedenza l’albergo ha sicuramente visto anni migliori, e solo una parte è stata ristrutturata di recente. Nelle stanze il tempo sembra essersi fermato agli anni 50, e l’atmosfera ricorda quella dei film ambientati nell’Asia ai tempi del colonialismo.

meitkila,birmania

Contento e soddisfatto di essere riuscito nella mia missione, trovare un albergo economico dove in teoria non ce ne sono, mi avvio fischiettando alla reception a sbrigare le formalità del check-in, che qui in Birmania spesso sono molto più lunghe del normale, a volte sembrano degli interrogatori della polizia. Quando la ragazza vede il mio passaporto alza gli occhi e con un’espressione sbalordita mi chiede: “i-italian?”. “yes”. “my husband speaks italian!”

Aung è un simpatico, timido e molto gentile ragazzo che come molti qui in Birmania combatte ogni giorno per poter vivere una vita in qualche modo “normale”, una cosa tutt’altro che semplice in questo paese. Al momento non ha un lavoro e campa facendo l’ambulante. Guadagna in media 2/3 dollari al giorno, la moglie poco di più ma almeno ha un lavoro relativamente stabile e sicuro. Vivono in una capanna/depandance vicino all’hotel. Parla italiano perchè mentre era a Yangon ha frequentato per un anno una scuola per “guide” turistiche dove c’era un professore di Venezia che lavorava per una ONG e insegnava appunto la nostra lingua. Ma i turisti in Myanmar sono ancora troppo pochi e in ogni caso è un settore ben controllato da una specie di mafia locale, quindi lavoro non ce n’è. Parla un italiano un po’ artigianale ma discreto, considerando che lo ha studiato solo per un anno e nemmeno in Italia. Parla anche un buon inglese e un po’ di cinese. Conosce bene il nostro calcio e tifa per l’Inter.

meitkila,birmania

meitkila,birmania

Mi fa fare un giro della città, poi in serata mi porta in un ristorante appena aperto da un suo amico ( che evidentemente se la passa molto meglio di lui ) che fa anche gli spaghetti. Tutti sono gentilissimi e mi trattano come un VIP, la pasta è accettabile ma non ai livelli di quella che fanno a Nyaung Shwe. C’è una grande tv LCD che trasmette un documentario sugli elefanti, Sky è arrivata anche qui, nella versione indiana, alla faccia della Junta militare. Quindi si fa prestare una moto e mi porta a bere un paio di “myanmar” ( la migliore birra alla spina del paese ) in una specie di “night club” che si trova poco fuori città. Sembra una discoteca degli anni 70, ci sono pure le luci psichedeliche e le mirror balls. E’ venerdì sera e c’è una specie di concerto abbinato ad una sfilata di moda. Sul palco un tizio con tastiere e un vecchio computer accompagna delle ragazze che cantano delle hit locali. Ogni tre cantanti parte una sfilata di moda. Onestamente mi sfugge il senso di questo show, anche perchè nel pubblico ci sono solo uomini. Chiedo ad Aung se queste tipe sono delle puttane, ma mi risponde che sono solo modelle, e che la cosa è assolutamente innocente. Mah! Forse è solo un modo simpatico per far vedere delle donne in abiti succinti a questi birmani che in effetti ne vedono ben poche. Parliamo di varie cose, ad un certo punto dice qualcosa a proposito del regime ma è evidente che ha paura, a Meitkila c’è un’alta concentrazione di militari ( ce ne sono sicuramente anche nei tavoli vicini, sembrano veramente dei mafiosi, attorniati dal classico clan di tirapiedi ) e una parola di troppo può costare cara. Sono tentato di dirgli cosa penso di questi personaggi che governano il suo paese ma preferisco lasciar perdere, e cambio discorso.

Info Utili:

Pick up Kalaw-Meitkila: 4000 kyats, 5 ore

Wunzin Hotel a Meitkila: 6 dollari