Bangladesh tribale

chittagong

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Ho deciso di vedere Dhaka negli ultimi giorni, poi partiró subito per i mari del sud quindi avró modo di metabolizzare subito la follia di questa incredibile megametropoli del subcontinente indiano. Dal porto quindi mi faccio subito portare da un vecchio  wallah con la barba bianca alla stazione degli autobus dove trovo facilmente un bus per la mia prossima destinazione, Chittagong. Come ho scritto in precedenza in generale c’é poco traffico motorizzato in Bangladesh, ma ci sono alcune eccezioni, e una di queste é proprio questa strada tra Dhaka e Chittagong, trafficatissima e tristemente famosa per l’esagerato numero di incidenti e di morti, soprattutto di notte. In effetti anche qui come in India guidano come pazzi e non c’é da stupirsi.

La prima impressione che ho di Chittagong non é positiva, e non lo sará nemmeno la seconda o la terza. É una cittá particolarmente squallida e deprimente, sporca e piena di mendicanti di ogni tipo. Spesso ci sono ridicoli ingorghi di rickshaws e ci sono pochissime donne per le strade. La gente però é moderatamente simpatica e un po’ meno invadente del solito. Qui è anche abbastanza facile trovare gente che parla inglese, quindi c’è la possibilità di conoscere e cercare di capire un po’ la cultura locale. Questa città ha il porto più grande e trafficato del Bangladesh, quindi è un po’ più aperta al mondo e ad altre culture, non troppo però.

In ogni caso non ho intenzione di fermarmi a lungo, peró ho bisogno di un permesso per gli Hill Tracts che non ho la minima idea di come ottenere. Seguendo alcune indicazioni trovate su internet finisco in un ufficio che peró non fa piú i permessi, e dopo varie indicazioni sbagliate ( anche qui come in India sono capaci di mandarti in un posto a caso piuttosto che dirti che non hanno idea di dove vuoi andare ) scopro che bisogna andare in un ufficio del tribunale. Solite foto, documenti in triplice copia, firme, timbri e controtimbri, ma alla fine riesco ad ottenere il mio bel permesso e sono pronto a partire.

chittagong

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In questa zona sono due le località principali con un minimo giro di viaggiatori: Bandarban e Rangamati. Inizialmente volevo andare in entrambi i posti, ma poi avrei dovuto rinunciare a vedere la zona del Nord Est con le piantagioni da tè che mi sembrava interessante, quindi alla fine ho scelto di andare solo a Rangamati e rimanere là per qualche giorno. Gli Hill Tracts sono paragonabili a posti come l’Orissa in India, c’è una grande presenza di tribali e una cultura diversa dal resto del Paese, molto influenzata da quella Birmana e del Nord Est dell’India. Anche il paesaggio è molto diverso, con belle colline ricoperte da fitta vegetazione tropicale. E’ una regione che per anni è stata molto turbolenta ( è per questo che richiedono i permessi ), ci fu una vera e propria guerra civile tra gli anni settanta e la fine del millennio, ma ora la situazione da almeno un decennio sembra normalizzata. Il problema era abbastanza semplice: il governo dopo l’indipendenza iniziò una vera e propria pulizia etnica della zona, mandando centinaia di migliaia di Bengali e distribuendo terre e posti di lavoro. I tribali ovviamente non la presero bene, visto che vivevano lì da secoli, e iniziarono a combattere. Alla fine nel 1997 fu il governo dell’attuale premier Sheik Hasina a trovare un buon accordo tra le parti che regge anche oggi, malgrado ci sia ovviamente ancora qualche tensione.

Rangamati non è una vera e propria città, ma più un insieme di molti villaggi e piccole isole che si adagiano nel bacino del pittoresco lago Kaptai. Il paesaggio è spettacolare, molto poco “bangladeshi”, simile ad altre zone vicine che ho visitato nel Tripura o nel Mizoram. Anche la cultura è molto più simile a quella del Nord Est dell’India e del Sud Est Asiatico, è un vero e proprio caleidoscopio di vari gruppi etnici che hanno origini in varie zone dell’Asia. Il gruppo più numeroso è quello dei Chakma, che ho già conosciuto in una zona molto remota del Mizoram, e che trovai molto affascinante. Ho visitato il loro affollatissimo mercato settimanale e i loro villaggi e ho ritrovato gli stessi visi sorridenti, la loro gentilezza, i semplici longhi colorati e le caratteristiche pipe di bambù che fumano le donne.

rangamati

villaggio marma

rangamati

rangamati

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Ho vistato varie isole, ognuna con piccoli villaggi abitati da gruppi diversi. Nel villaggio Marma ( un gruppo di origine birmana ) un ragazzo mi invita a bere qualcosa al bar e poi mi porta a casa sua dove mi mostra con orgoglio la sua spada appartenuta ad un ufficiale britannico. Ci tiene anche a farmi sapere che è uno stretto parente del Re dei Marma, che vive a Bandarban. Questi tribali sono ancora “governati” da questi Re locali, che hanno di fatto più potere del governo centrale. Il villaggio indù si trova in un’isola piccolissima ( molto bella ) ed è quello più povero, gli abitanti vivono quasi esclusivamente di pesca. Sono tutti molto sorridenti però.  In uno dei vari villaggi Chakma c’è un bel monastero buddista dove è morto da poco un famoso asceta che è stato imbalsamato e esposto in una teca di vetro.

rangamati

villaggio indù

rangamati

C’è anche una zona vagamente “turistica” ( solo turismo locale, non ho visto altri stranieri ) dove hanno costruito un bel ponte sospeso rosso e una specie di resort. Si può camminare tra le isole e i villaggi, il paesaggio è uno spettacolo, un vero paradiso terrestre.

rangamati

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Torno a Chittagong con l’idea di partire subito per Shylet, ma trovare un biglietto per il treno notturno è più difficile del previsto, malgrado alcuni locali cerchino di aiutarmi in ogni modo. Il problema è che non ci sono più cuccette disponibili e il tizio della biglietteria ritiene inammissibile vendermi un biglietto di terza classe, che a me onestamente andrebbe bene comunque. Alla fine interviene il megadirettore della stazione che striglia l’impiegato e mi tira fuori un subito un biglietto per la cuccetta ( a quanto pare tengono sempre qualche posto per eventuali VIP che arrivano all’ultimo minuto ), con tante scuse per il disagio causato.