BALI LOMBOK 2007

Il blog del mio viaggio in moto zaino in spalla a Bali e Lombok nella primavera del 2007


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Bali…ne sentii parlare per la prima volta molti anni fa da un giramondo israeliano, mangiando pesce in un ristorante sulla spiaggia di Baga, a Goa.
Era un racconto di un verdissimo paradiso tropicale, di donne bellissime, enormi vulcani, scimmie, fiori coloratissimi e spiagge con onde selvagge.
Subito Bali balzò in cima alla mia top list dei viaggi, ma poi per varie circostanze ho sempre rimandato, anche un pò scoraggiato dai classici commenti tipo: ” Bali è bellissima ma ormai è troppo turistica ” oppure ” Non esiste più quel paradiso degli anni ’70”. Sicuramente il turismo ha radicalmente cambiato quest’isola, ma secondo la mia esperienza è anche vero che i turisti vanno sempre negli stessi posti e negli stessi periodi, quindi basta crearsi degli itinerari alternativi e si può godere anche dei luoghi più frequentati. Comunque ora era il momento giusto ed ho deciso di andare a verificare di persona, partirò tra circa un mese. Per questo viaggio ho optato per una nuova soluzione: noleggierò una moto a Kuta e cercherò i luoghi veramente “off the beaten track” dell’isola. Poi andrò anche 8/10 giorni a Lombok, isola frequentata per lo più come base per le isole Gili o per scalare il vulcano Rinjani. Io invece visiterò la zona meridionale ed orientale che è piuttosto sconosciuta. Ho letto su una guida lonely planet che la gente non va a Lombok perchè è meno bella di Bali e non ha attrattive, ma io ho visto delle foto di spiagge e paesaggi che mi hanno lasciato senza fiato, vedremo se ne è valsa la pena.

 

Kuta, 29 marzo

Eccomi finalmente a Bali, non poco frastornato dal lungo viaggio ( 24 ore in tutto!! ) e dal forte impatto che sempre ti lascia l’Asia, non importa se ci sei stato molte volte o se arrivi in un posto che strizza l’occhio all’occidente come Kuta. Subito avverti nella gente quella tranquillita’, quel lavorare senza affanno, quel guardare il mondo passare senza quasi esserne sfiorati. Mi chiedo ogni volta se un giorno impareremo qualcosa noi dall’Asia invece di cercare di insegnarle i nostri valori “occidentali” che consideriamo ormai assoluti.
Kuta e’ un posto un po’ strano, sembra un gigantesco luna park/centro commerciale in salsa indonesiana per turisti australiani incastonato in una bella baia accarezzata da onde selvagge. In realta’ non e’ poi cosi’ male, anche se di certo non ci passerei piu’ di due o tre giorni. E’ comunque un paradiso per lo shopping di ogni genere, e si possono fare ottimi affari se si ha tempo da perdere e buona abilita’ nel contrattare ( io dopo i vari viaggi in India e Nepal mi considero un maestro nel settore… ).
Ho trovato facilmente la moto in affitto ( 1,80 euro al giorno! ) e tra un paio di giorni andro’ a visitare le colline e le spiagge del sud, e’ da li’ che iniziera’ il “vero” viaggio. Ora vado a rillassarmi nella deliziosa piscina dell’albergo, veramente bello ed economico.

 

Padangbai, 2 aprile

Padangbai e’ deliziosa. Nemmeno i ferryboat che partono ogni due ore riescono ad intaccare la tranquillita’ che regna in questo piccolo villaggio di pescatori. I turisti sono pochi e molto diversi da quelli di Kuta, tutti probabilmente in cerca di un’oasi di pace lontano dal caotico mondo occidentale. L’albergo che ho trovato e’ veramente carino, con una terrazza vista mare spettacolare. Qui nessuno sembra avere grosse preoccupazioni e addirittura i negozianti si permettono di ignorarti ( quando ci sono, perche’ alcuni negozi sembrano abbandonati… ). La perfetta mezzaluna della baia principale e’ riservata ai pescatori mentre per fare il bagno ci sono due spiaggette laterali che sono veramente dei gioielli. Bias Tugel beach e’ la classica spiaggia che tutti cercano quando si fa una vacanza ai tropici: incastonata tra scure rocce di lava, sabbia bianca, acqua verde cristallina e onde bellissime che permettono pero’ di nuotare in sicurezza. La gente e’ poca e i 4 o 5 ristorantini costruiti come capanne di paglia si sposano perfettamente con l’ambiente circostante. Blue lagoon beach e’ un po’ meno bella ma comunque splendida.
Con una manciata di euri si puo’ noleggiare una barca da un pescatore ed andare a fare snorkelling nella vicina barriera corallina, un’esperienza da non perdere! Non sono certo nuovo ai mari tropicali ma nuotare tra pesci e coralli dai colori psichedelici e’ sempre fantastico…
Ora mi dirigero’ verso est, nella regione arida che e’ il regno del vulcano Agung luogo ideale per un nuovo viaggio in moto.

 

Jemeluk, Amed beach

Viaggiare in moto a Bali e’ un’esperienza fantastica che consiglio a tutti anche se non nascondo che delle difficolta’ ci sono e ci vuole un po’ di spirito d’avventura ( ma non serve essere “born to be wild”… ). Qui il codice della strada e’ un optional e quasi tutto e’ consentito, a proprio rischio e pericolo. Inoltre sulle strade ci sono molti animali che costituiscono un pericolo aggiuntivo. I paesaggi che si possono ammirare prendendo strade secondarie sono spesso mozzafiato: dalle verdissime colline terrazzate coltivate a riso alle incredibili vedute sulla costa e sulle sulle isole circostanti, dai minacciosi vulcani neri di lava alle varie piantagioni di spezie e alberi da frutto. E se si vede un bel soggetto per una foto basta accostare e scattare! Uno di questi vagabondaggi tra le colline mi ha portato al complesso di templi di Pura Besakih, il piu’ grande e piu’ bello dell’isola. All’ombra dell’enorme vulcano Agung si puo’ godere di una vista senza paragoni sulla costa meridionale e sulle isole di Nusa Penida e Lombok. Ho avuto la fortuna di capitare un periodo festivo ed ho potuto osservare con calma i vari rituali e l’andirivieni dei molti fedeli. I “vestiti della festa” dei balinesi sono bellissimi, coloratissimi e con disegni elaborati. Sarei rimasto ore a guardarli…
Su consiglio di un tedesco che alloggiava nel mio albergo per raggiungere la costa est ho preso la strada costiera che non era molto in buono stato ma in compenso era deserta e offriva dei panorami veramente eccezzionali. Jemeluk, sulla nera spiaggia di Amed, a prima vista potrebbe sembrare un anonimo villaggio di pescatori ma in realta’ nasconde il suo tesoro sott’acqua. Qui infatti la maggior parte dei ( pochi ) turisti sono sub che vanno a fare immersioni nei splendidi fondali marini circostanti. Ma anche chi come me non fa immersioni ( questa volta pero’ ero tentato di prendere il brevetto, se avessi avuto un settimana in piu’… ) puo’ comunque godere della incredibile vita della barriera corallina visto che si trova a non piu’ di un paio di metri dalla spiaggia.
Prossima tappa: Lovina e i vulcani del cuore di Bali.

 

Ferry boat Padangbai-Lembar ( prima parte )

Lovina non e’ un granche’, la spiaggia e’ piuttosto sporca ( anche per gli standard asiatici ) e neanche l’acqua del mare ha un colore invitante, niente a che fare con cio’ che visto nel sud dell’isola. Comunque puo’ essere una buona base per le escursioni all’interno dell’isola e per andare a vedere i delfini. Ho trovato abbastanza per caso una guesthouse a gestione familiare molto tranquilla a circa un paio di chilometri da Kalibukbuk, che e’ il centro turistico di Lovina. Si e’ rivelata un’ottima scelta, avevo proprio bisogno di un posto tranquillo per riposarmi dopo le lunghe e faticose ore di moto sulle montagne. Il primo giorno e’ stato entusiasmante. La strada che da Lovina porta al passo di Penulisan ( 1700 m ) e poi al lago Batur e’ a dir poco spettacolare, non si puo’ trovare di meglio per un viaggio in moto. Questa strada sale dolcemente nella vegetazione lussureggiante per poi snodarsi sulla cresta del gigantesco cratere originario ( dal collasso del quale si sono formati il vulcano ed il lago Batur ) fino a regalare dei panorami mozzafiato verso ogni direzione. Il lago e’ bellissimo mentre il vulcano, pur essendo alto solo 1717m, incute molta soggezione, forse perche’ si possono vedere chiaramente i sei crateri e le colate laviche delle ultime eruzioni. Scendendo al lago ci si trova proprio in mezzo ad una di queste colate, in un paesaggio lunare degno di un film del signore degli anelli. Purtroppo non ho potuto fermarmi molto al lago perche’ grossi nuvoloni neri si stavano addensando sulle cime dei vulcani e quindi ho preferito prendere la starda del ritorno ed evtare di prendermi l’acquazzone tropicale pomeridiano. A Kintamani ( dove si puo’ godere delmiglior panorama di tutta l’isola ) ho trovato un enorme ingorgo a causa di un festival religoso e la polizia non voleva farmi passare. Chi conosce l’Asia sa che qui basta pochissimo per creare degli enormi ingorghi di auto, camion e corriere dai quali sembra impossibile districarsi. In questo caso da buon italiano ho fatto finta di niente e quando il poliziotto si e’ distratto sono passato di starforo. Al tempio c’era moltissima gente ed ho approfittato dell’occasione per osservare il viavai dei fedeli all’ingresso e per scattare qualche foto ai fotogenici visi dei balinesi. Poi giu’ a tutta birra per i tornanti fino a Lovina, dove mi sono concesso un’ottimo piatto di penne all’arrabbiata.

 

Ferry boat Padangbai-Lembar ( seconda parte )

Giusto il tempo di vedere sorgere il sole dalla spiaggia di Lovina ed eccomi di nuovo in sella, verso i laghi gemelli Tamblingan e Buyan e successivamente al piu’ noto lago Bratan.Questa volta la strada e’ davvero “alternativa”, una stretta lingua d’asfalto piena di buche che si inerpica sul cratere vulcanico tra piantagioni di spezie e di caffe’ ( un vero “orgasmo” olfattivo!! ). Le indicazioni sono inesistenti e per molti chilometri ho la netta impressione di essermi perso nel classico “in the middle of nowhere”. Per fortuna qui sono tutti molto gentili e pronti a darti una mano per trovare la strada ( in balinese pero’… ) anche se ti guardano con un’espressione interrogativa che mi fa supporre che qui di turisti ne siano passati davvero pochi. Comunque alla fine sono arrivato a destinazione, proprio sopra i due romantici laghi gemelli. Solo pochi chilometri e mi posso fermare a prendere un caffe’ in un ristorante panoramico dalla vista superlativa, peccato solo che il tempo non sia granche’, anzi non promette nulla di buono. Poi la strada tra enormi alberi secolari e scimmie dispettose scende fino al lago Bratan dove si puo’ ammirare il bel tempio sulla riva che e’ una delle “classiche” cartoline di Bali. Poi un giro al fruit market ( molto carino e contrattando si possono fare ottimi affari sulle spezie e sui vari oggetti di artigianato ) e dopo non piu’ di due o tre chilometri ecco arrivare la pioggia!! Inizia a piovere fortissimo e devo fermarmi assieme ad altri motociclisti sotto un gigantesco ficus per ripararmi. Per fortuna qui non siamo in Italia e la pioggia non dura mai troppo a lungo e dopo una ventina di minuti posso ripartire avvolto da una spessa nebbia che dura per almeno una decina di chilometri. Dopo altri due o tre giorni di sano cazzeggio sono pronto ad andare a Lombok, restituisco la moto a Kuta ( dove c’e’ tantissima gente, saranno le vacnze di Pasqua ) e vado a Padangbai a prendere il Ferry. Ed eccomi qui, a godermi il dolce dondolio del traghetto tra le onde dello stretto di Lombok.

 

Kuta Lombok, 15 aprile

Lombok mi e’ piaciuta fin dal primo giorno, e’ un’ isola veramente bellissima e ancora in gran parte incontaminata. Sembra sospesa in un tempo indefinito, tra l’inizio della civilta’ umana e i tecnologici anni 2000. Qui si vedono Jeep giapponesi scintillanti a fianco di calessi trainati da simpatici cavallini, giovani ben vestiti che usano gli ultimi modelli di cellulare insieme a contadini che sembrano usciti dal medioevo, lussuosi Novotel vicino a capanne di paglia e bambu’. Dappertutto regna una tranquillita’ quasi irreale, qui lo stress o la noia della routine quotidiana semplicemente non esistono. Nessuno corre, nessuno si affanna, nessuno si lamenta di nulla. E piu’ di qualcuno avrebbe tutti i diritti, di lamentarsi.
Qui il ritmo del lavoro e’ molto lento ma il clima rende anche il minimo sforzo un’ impresa titanica. Non fa caldissimo, anche se piu’ che a Bali, ma il sole delle ore centrali della giornata e’ pesantissimo, degno dei deserti equatoriali africani. Non e’ difficile immaginare quanto puo’ essere duro qui il lavoro nei campi…
Guidare la moto anche qui e’ piacevolissimo, ma c’e’ molto meno traffico e spesso la strada e’ tutta per te. Tutto e’ verdissimo e gli spazi sono sconfinati. E poi ci sono le spiagge di Kuta Lombok. Sono cosi’ belle, da lasciarti senza fiato. Deserte, immacolate, bianche come la neve. Il mare, a seconda della rifrazione della luce del sole, offre praticamente tutte le gradazioni dell’azzurro, del verde e del blu. Intorno troneggiano verdi colline simili a tanti Pan di Zucchero. Non avevo mai visto niente del genere in Asia, nemmeno le pur bellissime spiagge rosa e bianche dello Sri Lanka reggono il confronto. La mia preferita e’ Mawun beach, per la quale non si possono usare che superlativi. E per pochi spiccioli c’e’ anche una “security” che ti guarda la moto.
Qui a Lombok ho notato con piacere che il mio tipo di viaggiatore/motociclista e’ una rarita’: o ci sono i surfisti che vanno a cavalcare le enormi onde al largo di Kuta oppure i turisti Bali Lombok tutto compreso che girano in lussuose Jeep dai vetri oscurati e si fanno scarrozzare in giro per l’isoa da guide locali. Girando a casaccio con la moto ho potuto gustare la vera essenza di questa splendida isola e vedere luoghi del tutto sconosciuti al turista occidentale. Mi sono piaciuti moltissimo sia i villaggi dei pescatori costruiti su palaffitte che quelli di contadini fatti di semplice capanne di paglia. Tutti sono sempre pronti a fare quattro chiacchiere ( se sanno l’inglese ) oppure a scambiare un saluto od un sorriso. I bambini poi, come spesso accade, sono i piu’ entusiasti. E si possono fare anche incontri bizzarri ed inaspettati. Uno dei primi giorni sono andato a vedere il villaggio sasak ( i nativi di Lombok ) di tetebatu e onestamente mi aspettavo di trovare non dico dei selvaggi ma comunque persone che vivono in modo piuttosto primitivo. Invece mi sono ritrovato in un piccolo Warung ( ristorante ) ad ascoltare canzoni dei Coldplay e di Eric Clapton suonate divinamente alla chitarra da un ragazzo del villaggio. Parlava un buon inglese e cosi’ le ore sono volate chiacchierando di buona musica, di calcio ( sono tutti tifosi dell’Italia e soprattutto di Gattuso e Materazzi ), di vulcani e di motociclette. Lui la sua l’aveva venduta per poter aprire il Warung, ma per ora i turisti sono pochi e i guadagni scarsi. In ogni caso mi ha dato l’impressione di essere molto felice, aveva una bellissima moglie e un figlio piccolo e la moto o la chitarra le poteva affittare per qualche ora quando gli servivano. Mi ha anche convinto a mangiare il loro cibo tradizionale ( vegetali crudi, germogli, riso e una specie di sugo di pomodoro con cipolle, aglio e peperoncino ) che era buono ma decisamente piccante.
Scorazzando in lungo e in largo tra strade costiere e strade di montagna una settimana e’ volata ed e’ gia’ ora di tornare all’altra Kuta e quindi al mondo occidentale.
I colori di Lombok nei tramonti, nel mare, nelle colline, negli abiti delle donne, nei caotici mercati, nei carretti trainati dai cavalli, nei villaggi di pescatori, nel cielo sopra il vulcano Rinjani, nelle praterie del sud, sono davvero il ricordo piu’ bello che portero’ in Italia da questo viaggio.


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FOTO BALI

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