Agartala e il profondo Sud

 agartala tripura

agartala

( Tripura, India )

Agartala non è certo una delle città più belle dell’India, ma l’atmosfera rilassata, il buon cibo bengali e non ( ho trovato anche una pizza accettabile, oltre ad un ottimo ristorante di cucina tamil ) e la simpatia un po’ invadente degli abitanti la rendono una buona base per esplorare il resto del Tripura e per riposarsi dai lunghi e faticosi viaggi nell’estremo Nord Est. E’ una città non molto grande che si può girare tranquillamente a piedi, non c’è nemmeno il solito traffico caotico e disordinato tipico delle capitali indiane. In realtà la maggior parte dei veicoli sulle strade sono i risciò a pedali dei wallah bangladeshi. Il confine con il Bangladesh si trova a soli 3 chilometri dal centro e il Tripura, seppur povero nel contesto dell’India, rappresenta comunque una buona opportunità di lavoro per i poverissimi abitanti di questo sfortunato paese che, al di là dei discorsi ideologici o religiosi, ha avuto poco da guadagnare dalla partizione del 1947 e forse ancor di meno dall’indipendenza dal Pakistan nel 1971. Dal Bangladesh arriva anche la maggior parte dei rari viaggiatori che passano da queste parti.

La capitale del Tripura è da sempre considerata uno dei principali centri culturali dell’area bengalese e in effetti l’ho trovata molto vivace da questo punto di vista. Ho incontrato diverse persone interessanti che parlavano un buon inglese con le quali ho discusso di storia, di religione, di filosofia, di sport, di viaggi e di vari altri argomenti. Ci sono parecchi templi e ashram di varie sette, in uno di questi hanno anche provato a convertirmi al culto del Santo Bengali Thakur Anukulchandra ( 1888-1969 ) che visse e operò nell’attuale Bangladesh ed è molto venerato in questa parte dell’India ma non solo. Sono sempre interessato a conoscere le vite dei Santi Indiani, ma le conversioni non fanno per me. Comunque la vita di questo Santo è molto interessante, così come le attività dell’organizzazione da lui fondata ( info sul sito satsang  ). Mi hanno anche invitato ad una gita domenicale sulle colline, ma ho rifiutato perchè non volevo approfittare troppo della gentilezza e della cortesia di questi amici.

La cosa più interessante di Agartala dal punto di vista turistico è l’Ujjayanta Palace, la vecchia residenza del Maharaja che dopo l’indipendenza è stata lasciata andare in rovina e oggi ospita alcuni uffici governativi. Al momento è in corso un tentativo di restauro fatto in un modo a dir poco discutibile, ma in ogni caso è sempre meglio della totale rovina del monumento. Non mi ha fatto una gran impressione, è un palazzo in stile vagamente neoclassico che in Italia passerebbe quasi inosservato, se non fosse per i bei giardini Moghul, le fontane e i due grandi bacini artificilali ai lati. In teoria dovrebbe essere molto spettacolare al tramonto quando viene organizzato una specie di sound and light show, ma a causa del restauro purtroppo era stato sospeso e non c’era granchè da vedere, se non le coppiette che si imboscano per tenersi la mano o scambiarsi un bacetto di nascosto.

 agartala tripura

Dopo aver visto Federer perdere l’ennesima partita con Nadal parto piuttosto sconfortato per la città di Udaipur, antica capitale del Tripura che si trova sulle rive del fiume Gomati. La guesthouse economica che mi ero segnato non esiste ( o comunque non è dove dovrebbe essere ) e mi tocca prendere una stanza doppia nel “migliore” hotel della città per ben 7 euro, carissima per i miei standard indiani. Purtroppo solo l’ultimo giorno scoprirò che c’era un altro hotel con prezzi più onesti. Questa città non mi è piaciuta molto, l’ho trovata molto sporca, trascurata e poco interessante. La maggior parte dei monumenti sono ormai delle rovine inghiottite dalla vegetazione e dalla spazzatura, mentre i famosi laghi artificiali che nel periodo di massimo splendore del Tripura erano l’orgoglio di questa città si sono trasformati in tristissimi bacini d’acqua verdastra, melmosa e maleodorante.

Non mancano comunque personaggi pittoreschi e interessanti, come il simpatico tuc-tuccaro che si offre  di portarmi al tempio di Matabari per 20 rupie ( quello collettivo costa 5 ), ma poi forse pentito di avermi “fregato” mi offre un chai con biscotti e mi fa da guida nel tempio. Parla bene l’inglese perchè ha lavorato molti anni a Goa in un ristorante frequentato da turisti. “Goa is wonderful, and the women…” ( Goa è meravigliosa, e le donne… ). Ma alla fine come ogni buon indiano che si rispetti è tornato nel Tripura a sposare la ragazza scelta dai suoi genitori. Da queste parti c’è poco lavoro quindi ha deciso di affittare un tuc-tuc e improvvisarsi autista.

 agartala tripura

tempio di matabari

Il tempio di Matabari, dedicato alla Dea Tripura Sundari, è uno dei più importanti nell’area del Bengala ed è sempre molto frequentato dai pellegrini, che spesso arrivano anche da molto lontano per avere il darshan della Dea o per sacrificare degli animali. Questa affascinante Dea è una delle manifestazioni di Parvati ( la sposa di Shiva ) e fa parte delle dieci Mahavidyas, le Divinità della conoscenza che rappresentano sia il lato terrificante che quello amorevole della Divina Madre. Queste Dee, tra le quali la più nota è Kali, sono molto venerate in tutto il Bengala ( viaggiando da queste parti si noteranno spesso le loro strane ed inquietanti statue che sembrano delle bambole nei villaggi, nei templi e anche ai bordi delle strade ), dove il culto della Shakti, ovvero della forma femminile di Brahaman, è in molte zone più praticato rispetto a quello di Shiva o Krishna. L’origine del culto della Dea Tripura Sundari ( “Bellissima Dea delle tre città” ) risale ad un’epoca sconosciuta molto remota ed è stato spesso associato anche a pratiche tantriche. Il tempio è stato eretto nel 1501 ed è abbastanza semplice in classico stile bengali. L’edificio che contiene l’idolo è dipinto di rosso, forse a simboleggiare la sete di sangue della Dea. Davanti al tempio c’è un grande lago artificiale dove i pellegrini vanno a dare da mangiare ai pesci e alle tartarughe giganti.

Molti pellegrini vengono al tempio per sacrificare degli animali che, a differenza ad esempio del tempio della Dea Kali di Kathmandu, sono quasi esclusivamente capretti neri maschi. In alcune particolari occasioni si sacrificano anche animali più grossi, persino dei bufali. E’ una vera mattanza: in un largo patio ci sono dei bramini con dei lunghi coltellacci che posizionano il capretto appena benedito in una specie di ceppo e gli mozzano la testa in un colpo solo. Quindi il corpo viene gettato in una specie di canale di scolo, dove viene recuperato da altri bramini e macellato in un’altra zona del tempio. C’è moltissima gente, tanti pellegrini ma anche turisti indiani o semplici curiosi.

“It’s a giving-take religion” ( è una religione basata sul dare e ricevere ), mi spiega un ragazzo di Udaipur che studia ingegneria ad Hyderabad. Tu offri qualcosa alla divinità e lei al momento giusto soddisferà il tuo desiderio. Il sacrificio è anche un rituale di purificazione: si possono trasferire i propri “peccati” sul malcapitato capretto e la Dea si prenderà cura di “ripulire” il nostro karma negativo.

A Udaipur c’è aria di festa, ma non ho ancora capito di cosa si tratta. Oggi voglio andare a vedere il Neermahal, il famoso palazzo rosso e bianco che compare spesso nei depliant turistici e nei siti web che parlano del Tripura. Il viaggio è breve ma abbastanza scomodo, devo condividere il posto davanti di una jeep della Seconda Guerra Mondiale con altri 2 passeggeri e l’autista. Mi fermo a fare colazione a Melaghar e scopro che la festività è la celebrazione del giorno dell’Indipendenza, e che più tardi ci sarà una sfilata con abiti tradizionali. Queste sono le occasioni migliori per fare foto originali e conoscere meglio la cultura indiana, visto che non ci sono i “filtri” delle città turistiche o dei festival più frequentati.

tripura

Al lago c’è un’atmosfera irreale, la nebbia mattutina nasconde quasi completamente il palazzo, che appare lontano all’orizzonte come una specie di castello fantasma. Non c’è nessuno, e mentre sto valutando se vale la pena affittare una barca da solo ecco che mi arriva in aiuto un gruppone di turisti tripuri in gita domenicale che in un attimo riempiono la barca collettiva, che costa solo 20 rupie. L’interno del palazzo è spoglio e non molto interessante ma la location è veramente spettacolare, senza dubbio questo Re illuminato Bir Bikram Kishore Debbarman aveva buon gusto. Questo palazzo è stato costruito negli anni 30 come residenza estiva in perfetto stile Moghul ed è uno dei 2 “water palaces” dell’India, l’altro è il famoso Jal Mahal di Jaipur.

tripura

neermahal

tripura

Al ritorno mi godo la sfilata, molto colorata e pittoresca, e quindi vado a mangiarmi un buon thali bengali  in un ristorante nel centro di Melaghar. Prima di venire qui nel Nord Est dell’India ero a conoscenza dei piatti molto piccanti di questa zona, soprattutto nel Nagaland e nell’Assam, ma non avevo informazioni sulla cucina bengali del Tripura. Bé, anche qui abusano di peperoncini piccantissimi, e proprio in questo ristorante assaggerò uno dei sabji più piccanti in assoluto, sono uscito praticamente con le lacrime agli occhi e la lingua in fiamme ( ed ero già ben rodato a mangiare piccante ).

Prima di tornare ad Agartala voglio spingermi ancora più a sud, mi interessa vedere quell’India rurale veramente incontaminata che pochi hanno visto. Però in quella zona non c’è quasi nulla di  potenzialmente interessante, se non delle rovine di un tempio buddista vicino a Jolaibari. Decido di andarci comunque e in effetti il posto si rivela veramente fuori dal mondo, qui si vive in pieno medioevo, anche se le rovine non sono per niente interessanti. Faccio quattro chiacchiere con un medico, poi con alcuni contadini e quindi trovo un passaggio per Udaipur, dove c’è un’altra festività, dedicata alla popolare Dea Saraswati ( quella sul cigno che suona il veena ) e c’è un mercato dove si vendono le statue/bambole anche in formato gigante.